L'umanità ferita ha bisogno di misericordia


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Radio Vaticana
15 marzo 2015

“Riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio con la quale siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e donna del nostro tempo”: questo il senso dell’Anno Santo della Misericordia secondo Papa Francesco che, a sorpresa, ha annunciato venerdì scorso l’indizione di un Giubileo straordinario. Tanti i commenti seguiti alle sue parole Adriana Masotti ha chiesto a Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, qual è stata la sua reazione:

Daniel Bonnell, Il perdono del Padre
Daniel Bonnell, Il perdono del Padre
R. – E’ stata una reazione non solo positiva, ma direi piena di gioia e con un sentimento di ringraziamento a Papa Francesco, perché fin dall’inizio del suo pontificato lui ha fatto capire a tutta la Chiesa che voleva una stagione di misericordia. Papa Giovanni XXIII aveva già insistito: “Bisogna usare la medicina della misericordia, piuttosto che imbracciare le armi del rigore”. Sono parole sue nella prolusione all’allocuzione di inizio del Concilio. Ecco, Papa Francesco ha ripreso questa eredità. Conosce bene la situazione del mondo: l’umanità è molto ferita, l’umanità non ha grandi orizzonti di speranza, l’umanità ha bisogno che qualcuno si pieghi come il samaritano sulle sue piaghe e soprattutto usi misericordia, pur sempre, certo, dicendo che il male c’è, sempre indicandolo come male, come peccato, ma facendo sempre la distinzione tra il male che c’è e chi lo commette, che può sempre avere un cammino di redenzione e può sempre chiedere perdono al Signore.

D. – Il Papa ha parlato soprattutto ai confessori, dicendo che loro dovranno essere misericordiosi…

R. – La misericordia certamente, come dice la Scrittura, ha bisogno di uomini e donne che oltre che conoscerla su di loro, da parte di Dio, sappiano poi annunciarla a tutti gli uomini. E i confessori certamente sono al primo punto. Fare il ministro della confessione è una cosa ardua, perché si tratta davvero di collocarsi in ginocchio accanto al peccatore per invocare da Dio l’assoluzione. Bisogna condividere le sofferenze del peccatore, la sua nostalgia di Dio, capire il suo desiderio di cambiare vita, quindi guardare più con gli occhi di Dio il peccatore, non guardarlo con i nostri occhi che lo farebbero soltanto condannare.

D. – Il Papa parla anche di una Chiesa che ha bisogno di misericordia, perché è peccatrice, e che in questo Giubileo potrà trovare la gioia del perdono…

R. – La Chiesa ha bisogno di riforma - Papa Francesco continua a dirlo - la Chiesa deve essere sempre riformata dal Signore. Vive nel mondo, è composta di uomini e donne, peccatori e peccatrici, e quindi c’è davvero in quest’anno la possibilità per la Chiesa di impegnarsi in questa conversione, di ottenere la misericordia di Dio, di invocarla, riconoscendo le proprie colpe, i propri limiti e mostrando anche una grande solidarietà con gli uomini. Noi non abbiamo steccati con l’umanità peccatrice, siamo loro fratelli. Semplicemente sui peccati siamo chiamati a mettere lo sguardo di Dio, rispetto a loro che magari non ci riescono, perché non conoscono Dio o non ce la fanno ad assumere questo sguardo.