Non abbandonarci alla tentazione

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La Repubblica 15 novembre 2018

Questo nuovo tentativo di traduzione era necessario affinché nessuno oggi fosse indotto a pensare che Dio ci tenta al male, al peccato: sarebbe una bestemmia! Dio ci può sottoporre alla prova per saggiare e discernere il nostro cuore, ma mai alla tentazione. D’altronde già sant’Ambrogio di Milano nel IV secolo commentava così: “Non permettere che siamo condotti nella tentazione da colui che tenta più di quanto possiamo sopportare; non si dica quindi non ci indurre in tentazione”, vietando così di attribuire a Dio la responsabilità delle nostre tentazioni.

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Lettera del santo Padre Francesco al fondatore del monastero di Bose in occasione del  50.mo anniversario della comunità monastica

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Al Caro 
Fr. Enzo Bianchi, Fondatore del Monastero di Bose

In occasione del 50° anniversario di fondazione di codesta Comunità monastica, mi associo spiritualmente al vostro rendimento di grazie al Signore per questi anni di feconda presenza nella Chiesa e nella società, mediante una peculiare forma di vita comunitaria sorta nel solco degli orientamenti del Concilio Vaticano II.

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Il discernimento? È capire la volontà di Dio

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Avvenire 10 ottobre 2018

Il discernimento è un dono tra i doni dello Spirito santo fatti al credente ma, in via preliminare, non si deve mai dimenticare che il dono per eccellenza, la cosa buona tra le cose buone (cf. Lc 11,13), è lo Spirito santo stesso. Non si confondano dunque i doni con il Dono e si faccia discernimento, si riconosca che in verità lo Spirito è “il dono settiforme” (inno Veni Creator Spiritus), la fonte di tutti i doni. Chiarito questo primum essenziale, occorre chiedersi: come si può definire il discernimento?

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E il Verbo disse: uomo di che pasta sei fatto?

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Avvenire 21 agosto 2018

In Gesù Cristo Dio ha vissuto l’esperienza dell’umano dal di dentro, facendo avvenire in sé l’alterità dell’uomo. Scrive Ippolito di Roma: “Noi sappiamo che il Verbo si è fatto uomo, della nostra stessa pasta (uomo come noi siamo uomini!)”. Gesù di Nazaret ha narrato, spiegato, visibilizzato Dio nello spazio dell’umano: “Ecce homo! Ecco l’uomo!” (Gv 19,5). Ha dato sensi umani a Dio consentendo a Dio di fare esperienza del mondo e dell’alterità umana e al mondo e all’uomo di fare esperienza dell’alterità di Dio.

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