Essere umili aumenta la libertà

Alice Aycock, Clay #2,  dal 1971 al 2012
Alice Aycock, Clay #2, dal 1971 al 2012

La Repubblica - Altrimenti 1 giugno 2020

Se vogliamo vivere una vita umana degna di questo nome, ogni giorno dobbiamo trovare tempo per riflettere, per assumere interiormente le esperienze che viviamo.

In questo cammino alla scoperta di ciò che abita il nostro cuore, non si deve avere paura di scoprire in sé lati enigmatici, limiti e fragilità sul piano affettivo, morale, psicologico… Tutto questo, insieme alle ricchezze e ai doni che ci sono propri, fa parte dell’eredità umana ricevuta da ciascuno di noi. Le debolezze, gli enigmi, le ferite che ci abitano, non sono ostacoli a un’esistenza felice, ma spesso nel corso degli anni si rivelano una grande ricchezza. Ci aiutano a entrare in relazione con gli altri e a conoscerli; ci aiutano a essere umili, cioè ad aderire all’humus, alla terra, assumendo con realismo la nostra verità intima e la nostra povertà fondamentale.

Questo sforzo di consapevolezza ha uno scopo fondamentale: l’acquisizione della libertà. E l’esercizio della libertà implica la capacità di assumere scelte che siano pienamente nostre, al momento opportuno. Occorre però sgomberare il campo da un equivoco: nel processo di scelta la nostra libertà non è mai totale. Su ognuno di noi, infatti, influiscono forze complesse e diverse: la famiglia, l’ambiente, la cultura, ecc. Possiamo però parlare di una libertà di azione, di una libertà di scelta che compete a ciascuno e che esprime il suo grado di soggettività. E la libertà non coincide sempre con ciò che sembra più facile o immediato: l’animale è se stesso seguendo semplicemente l’istinto; l’essere umano, invece, è chiamato a un vero e proprio compito di umanizzazione.

Ancora, le scelte non si possono lasciare ad altri, ma non possono nemmeno essere prese sotto l’impulso emotivo passeggero. Esse richiedono l’esercizio della riflessione e del discernimento, plasmati dalla libertà: solo così possiamo evitare il rischio di restare degli eterni indecisi, in balìa degli eventi. Certo, scegliere è doloroso: de-cidere (alla lettera, “tagliare”) presuppone dei “no”, richiede di lasciare da parte alcune possibilità, di riconoscere che non “tutto” è alla nostra portata. Quando però si prende una decisione importante per la propria vita, non lo si fa pensando ai tanti “no” che essa comporta, ma piuttosto al “sì” che ci spinge a privilegiare una cosa rispetto ad altre.

In ogni caso, giunge sempre un’ora in cui si deve scegliere, e le spinte della vita sono tali che non ci si può sottrarre: anche non scegliere e accettare passivamente una situazione è di fatto una scelta. Ma se la scelta è fatta con intelligenza e amore, allora è molto più ciò che si guadagna rispetto a ciò cui si rinuncia.

Fatta la scelta, infine, occorre assumerla e perseguirla con lucidità e fedeltà. In qualche misura, occorre rinnovare la scelta di fronte alle difficoltà e alle tentazioni di lasciar perdere o smentire la scelta stessa. Bisogna avere il coraggio di dire: “Ho scelto di conseguire questa priorità, e a ciò dedico tutto me stesso”. Solo così nascono responsabilità e capacità di costruire una vita come storia d’amore e opera d’arte.

Pubblicato su: La Repubblica