Credere nella resurrezione

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Ai nostri giorni, in cui la chiesa ha perso lo sfavillio dei secoli della cristianità, in cui la ragione umana si inorgoglisce del successo delle sue scienze e delle sue tecnologie, in cui tanti si mostrano così preoccupati di ostentare i segni della loro riuscita, i cristiani sperimentano ancor più duramente, al pari dei loro fratelli dei primi tempi, la povertà del linguaggio della fede quanto a ragioni e a segni. È perciò più importante che mai sforzarsi di scoprire la misteriosa sapienza di Dio che vi è nascosta. Ma non ci perverremo con le sole risorse della mente umana: “Le cose di Dio, nessuno le conosce, se non lo Spirito di Dio” (1Cor 2,11). Chiediamo dunque nella preghiera il dono dello Spirito di Dio, colui che aveva iniziato Gesù alla missione futura durante la sua permanenza nel deserto, perché illumini e fortifichi la nostra fede nella resurrezione, come fece con i primi testimoni del Cristo risorto …

La resurrezione di Cristo dispiega la sua potenza di liberazione dalla morte nella storia umana fin dal suo inizio; essa è inserita nell’immagine di Dio che noi portiamo come una chiamata, una promessa, un pegno, una grazia, un dinamismo che apre lo spirito dell’uomo su un’alterità assoluta, che orienta le sue scelte di vita verso una trascendenza infinita, che sollecita la sua libertà nel senso del disegno creatore.

Nell’abbandono di Gesù in croce l’umanità si lasciava rimodellare dal suo Creatore: l’immagine di Dio, sfigurata e frantumata dal peccato del mondo, ritrovava la sua bellezza originaria e la sua unità; dal corpo di Gesù, ritornato alla terra da cui era stato tratto, si levava il germe nuovo che egli aveva annunciato (cf. Gv 12,24), germe promesso ad Abramo e poi a David, e destinato a ricoprire tutta la terra; il progetto divino prendeva forma nella storia, la forma di una “nuova creazione”: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2Cor 5,17).

Credere alla resurrezione di Gesù in modo efficace per la salvezza significa credere che siamo coinvolti in essa e che vogliamo coinvolgerci; significa affidarci a essa per la traversata della vita, desiderare che ci invada e ci trascini, affidarle i nostri aneliti di vita e di felicità.

L’ambizione del cristiano che vuole annunciare la resurrezione è quella di dare corpo a quell’“unico uomo nuovo” che Dio ha creato nella morte e resurrezione di Gesù, come dice Paolo (cf. Ef 2,15): uomo “unico”, nel senso di unificato, grazie all’eliminazione di ogni divisione, disuguaglianza e animosità; uomo “nuovo” grazie alla pratica del “comandamento nuovo” (Gv 13,34), quello dell’amore del prossimo esteso fino al dono della propria vita e alla riconciliazione con i nemici, per essere “perfetti come è perfetto il Padre celeste” (Mt 5,48). Chi si mette a servizio della nuova creazione si vede trascinato in un rinnovamento incessante, doloroso, esigente, esaltante, di se stesso, della propria intelligenza e della propria volontà, dei propri progetti e dei propri metodi. Egli testimonia così che la resurrezione di Gesù è giunta fino a lui e lo trascina, in piena solidarietà con l’umanità intera, incontro a colui che viene.

J. Moingt, Gesù è risorto!