Papa Francesco pellegrino al Consiglio Ecumenico delle Chiese

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“Ho desiderato venire qui, pellegrino in cerca di unità e di pace”, così papa Francesco ha riassunto stile e intenti della sua visita a Ginevra lo scorso 21 giugno, in occasione del 70° anniversario del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC). Desiderio, pellegrinaggio, ricerca, unità e pace: questi gli assi portanti di un evento che il Segretario generale del CEC, il pastore luterano norvegese Olav Fykse Tveit non ha esitato a definire “pietra miliare” sul cammino ecumenico. Un evento a cui un nostro fratello ha avuto il dono di poter partecipare, come segno della fraterna collaborazione instaurata da diversi decenni tra il nostro Monastero e il CEC.

Questo cammino – ha sottolineato papa Francesco nel discorso durante la preghiera ecumenica in apertura dell’intensa giornata fraterna – è una “strada che ha una metà precisa: l’unità”. Per questo il motto scelto per la giornata – “Camminare insieme, pregare insieme, lavorare insieme” – è stato declinato da papa Francesco come un “pregare, evangelizzare, servire insieme”. E se al “pregare insieme” manca ancora la possibilità di condividere la mensa eucaristica e se il “servire insieme” ha assunto la caratteristica operosa di un pellegrinaggio di giustizia e pace per i popoli e le chiese più provate, l’invito a “evangelizzare insieme” è un forte richiamo alle radici stesse del movimento ecumenico e una sfida per il futuro, una risposta alla “preoccupazione” che abita il cuore di papa Francesco e di molti uomini e donne impegnate nella ricerca dell’unità dei cristiani.

È infatti a partire dalla consapevolezza dello scandalo di una pratica confessionale e a volte competitiva, concorrenziale della missione che prese avvio il movimento ecumenico all’inizio del XX secolo. Come possono dei cristiani divisi pensare di poter annunciare in modo credibile il Vangelo del loro unico Signore? Ecco allora che “evangelizzare insieme” non solo respinge ogni tentazione di proselitismo, ma anche e soprattutto riporta i discepoli di Cristo alle parole del loro Signore: “siano una cosa sola perché il mondo creda (Gv 17,21)”, “dall’amore che avrete gli uni per gli altri riconosceranno che siete miei discepoli” (Gv 13,35). Evangelizzare insieme, allora, “è possibile e gradito a Dio”, come ha sostenuto con forza papa Francesco, perché “già ora è possibile camminare secondo lo Spirito”.

Nessun cedimento alla mondanità, nessuna ricerca di unire le forze tra cristiani per contare di più, magari “con l’intento di soddisfare qualche interesse di parte”. Al contrario, l’accettazione che l’ecumenismo è “lavorare in perdita … una grande impresa in perdita”, ma una “perdita evangelica, secondo la via tracciata da Gesù”.

Palpabile era la sintonia dei partecipanti all’incontro di Ginevra – in rappresentanza delle circa 350 Chiese membro del CEC – con le parole del vescovo di Roma venuto a incontrarli (e che, anche per sottolineare questo suo ministero, ha voluto pronunciare i suoi discorsi in italiano): sia nei momenti forti della preghiera ecumenica al mattino e dell’incontro di riflessione del pomeriggio, sia negli scambi informali che li hanno inframmezzati era un continuo riandare con gioia e gratitudine alla strada già percorsa insieme e alle nuove tappe di un cammino che non vuole essere altro che la “corsa della Parola” (cf. 2Ts 2,1) nella storia: una parola di vita piena per gli uomini e le donne del nostro tempo, a cominciare dagli ultimi, i prediletti dal Signore.