Una Parola che è vita

Avori salernitani
Avori salernitani

14 aprile 2018

Gv  4,43-54

In quel tempo 43Gesù partì di là per la Galilea. 44Egli stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. 45Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. 46Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.


Gesù, dopo essere stato in Samaria torna a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino, prima manifestazione della sua gloria (Gv,2-11). Stesso luogo, ma diversa l’accoglienza, perché da persona comune, uno come tutti, Gesù, dopo il suo soggiorno a Gerusalemme, è ora conosciuto come uno che compie segni e prodigi e c’è su di lui un’attesa. Tanto che il funzionario si mette in viaggio, percorre i trenta chilometri che separano Cafarnao da Cana spinto dal bisogno urgente di salvare dalla morte il figlio malato. Ma la risposta non è quella che si attende. “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Il funzionario del re chiede a Gesù di mettersi in cammino con lui, ma Gesù non lo fa.

Questa risposta di Gesù ci interroga, cosa c’è di più ovvio di cercare l’aiuto di una persona che pensiamo possa darcelo, tanto più quando c’è di mezzo la vita di un figlio?

In questo apparente rifiuto c’è un invito a comprendere a un livello più profondo il significato della fede, che non si basa su ciò che si vede, ma su una Parola, una parola capace di donare la vita.

Il funzionario del re per rimettersi in cammino ha solo una parola e una speranza, non legge come un no l’atteggiamento di Gesù, ma su questa base crede che ciò che secondo le categorie umane è incomprensibile diventi possibile: “Tuo figlio vive”.

E allora la meraviglia di constatare l’intervento del Signore nella nostra vita diventa contagiosa e quella Parola a cui si è creduto diventa un discorso capace di trasmettere la fede ad altri.I servi e i familiari credono sulla base di un racconto, di una parola che riporta la Parola.

Questa è anche la nostra condizione di credenti che non abbiamo visto con i nostri occhi e toccato con le nostre mani, ma abbiamo ricevuto un racconto. E se leggiamo con attenzione le parole che abbiamo ricevuto può farsi strada in noi la comprensione di quella Parola che è via, verità e vita.

Non si può mai dire di avere la fede, come se fosse un possesso, che una volta acquisito resta con noi per sempre. Siamo sempre in ricerca, di tentativo in tentativo di comprendere, approfondire e incarnare la Parola che abbiamo ricevuto e a cui abbiamo aderito. Quando questa stessa Parola ci interroga ci spinge a metterci in discussione, allora siamo spinti a fare un passo per approfondire quello che diciamo di credere e provare a fare ciò che da soli non si farebbe, camminare la dove da soli ci smarriremmo.

La fede abita nella regione dell’incertezza insieme alla fiducia, un'altra parola altrettanto faticosa nella nostra epoca del dubbio. La fiducia non viaggia nella logica del tutto o niente, è qualcosa che si costruisce con gradualità e fatica. Così la fede, non esiste solo nella dicotomia presente-assente, ma abita tante sfumature di incredulità più o meno marcata e di adesione più o meno certa. Ma sempre, da dove siamo, possiamo metterci in cammino e ogni giorno cominciare e ricominciare a essere credenti e cercatori di senso.

sorella Elisabetta