L'inizio della vita

Avori salernitani
Avori salernitani

9 aprile 2018

Lc  21,9-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse:« 9Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. 12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. 13Avrete allora occasione di dare testimonianza. 14Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti a causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 19Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.»


“Nella fede (spero) posso sopportare tutto, anche una condanna, anche le altre temute conseguenze (Sal  18,30); ma una prudenza timorosa logora. Per favore, non datevi pensiero per me se succede il peggio. Anche altri fratelli lo hanno sopportato. Ma un tentennare da una parte all’altra privo di fede, il discutere senza fine e non agire, il non-voler-rischiare, questo è un vero pericolo. Io devo poter avere la certezza di essere nelle mani di Dio e non in quelle degli uomini. Poi tutto diventa leggero anche le privazioni più dure. Per me ora non si tratta di una ‘comprensibile impazienza’, come forse si dirà, ma del fatto che tutto avvenga nella fede.”

Queste parole le scriveva in una delle sue lettere dal carcere Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo evangelico di cui oggi facciamo memoria, arrestato nell’aprile del 1943 per la sua attiva partecipazione alla resistenza contro il regime nazista e condannato a morte dopo due anni di prigionia. Parole che fanno eco a quelle ascoltate nel vangelo odierno: un affresco tragico del mondo dipinto con un linguaggio apocalittico per mettere in luce che questa dimensione drammatica segna la storia dell’umanità e della terra. Queste parole sono inquietanti e ci mettono in discussione. Se da una parte Gesù parla dell’odio rivolto ai suoi discepoli come uno dei segni che precedono la fine dei tempi, dall’altra ci mostra che una delle caratteristiche proprie della sequela è la persecuzione: “Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). Va detto con chiarezza: è normale che i cristiani siano osteggiati da quelle forze mondane che si oppongono al disegno di salvezza compiuto da Dio in Gesù Cristo. Questa avversione è il caro prezzo della fedeltà dei discepoli al loro Maestro. Se Egli, il Giusto, è stato ingiustamente perseguitato e messo a morte, per quale motivo ai suoi discepoli dovrebbe spettare una sorte diversa? Ma Gesù accompagna questa prospettiva con una promessa che è allo stesso tempo per ciascuno una richiesta molto esigente: “Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite”. L’atteggiamento richiesto ai credenti nelle situazioni drammatiche della storia è paradossalmente contrario all’agitazione e all’ansia. È un invito a rimanere saldi e a continuare ad avere fiducia. Gesù non ha voluto salvare se stesso, ma ha scelto di perseverare nell’amore, compiendo il bene e non opponendo violenza a violenza, donando la sua vita fino a perderla totalmente, ed è così che ha visto salvata la propria vita dal Padre. Ma per noi è possibile vivere giorno dopo giorno questa perseveranza? Certamente non facendo affidamento sulle nostre forze. Noi siamo incapaci di un impegno di fedeltà fino alla fine a meno che mettiamo la nostra fede nella fede di Gesù, perché Egli possa portare a compimento ciò che noi abbiamo solo iniziato. Possiamo, in altre parole, lottare per ricominciare ogni giorno a seguire il Signore e a lasciare che sia Lui a vivere in noi, soprattutto nelle contraddizioni patite per la sua sequela. Ecco in cosa consiste la salvifica e faticosa arte della perseveranza che porterà Bonhoeffer a dire a chi gli diceva addio: “È la fine, ma per me l’inizio della vita”.

sorella Antonella