La legge dell’amore

Avori salernitani
Avori salernitani

12 marzo 2018

Mc  10,1-16

In quel tempo  1 Gesù venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. 2Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; 12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». 13Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». 16E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Gesù è in cammino. La via è la cifra della sua vita, lo scenario del suo stare al mondo. È la via di amore che lo porterà a Gerusalemme. La gente, assetata di verità, accorre a lui ed egli si mette a insegnare, con la solidità della consuetudine: Gesù non ha paura del sopraggiungere delle “solite cose”, ma vive la ripetitività delle azioni quotidiane come esercizio di libertà e prassi di liberazione. Ciò che scaturisce dal suo solito insegnamento è sempre qualcosa di inedito, ha il sapore di una novità capace di leggere la realtà con spirito critico e occhi limpidi. Gesù ci offre un itinerarium libertatis, ci sprona ad avere una mente aperta e di larghe vedute, un cuore dilatato e pieno di tenerezza: un atteggiamento di fondo che si concretizza nei piccoli gesti quotidiani, lì dove viviamo, lì dove cerchiamo relazioni di affetto e di tenerezza, lì dove sorgono tensioni e conflitti, lì dove emergono le nostre ferite e con esse la possibilità di cura e guarigione.

Nel primo episodio del vangelo di oggi, Gesù, messo alla prova dai farisei ma libero di vivere relazioni pienamente umane, rompe gli schemi retrogradi che attribuiamo con facile leggerezza e banale ignoranza alla tradizione o a Dio stesso, smontando idee che imprigionano e abbruttiscono il disegno che all’in-principio Dio stesso ha abbozzato per le sue creature: un disegno di amore dove l’alterità diventa ricchezza che non si disperde in divisione ma si colora di condivisione armonica, capacità di vivere una sinfonia nella carne, senza cadere nel possesso o nella dipendenza. Questo è il disegno di Dio per l’uomo e la donna: amarsi reciprocamente, affrontare la frattura della separazione dai genitori per vivere la non semplice comunione. Gesù non offre risposte preconfezionate, si svincola dalla casistica farisaica, cita con intelligenza la Scrittura senza strumentalizzarla, non legifera contro la legge di Mosè, è lontano da ogni forma di moralismo. Gesù, in ascolto della parola creatrice del Padre, va semplicemente al cuore della questione, svela i cuori induriti dei suoi interlocutori, fa di una domanda astratta e scrupolosa dei farisei sul tema del divorzio un’occasione per porre una domanda ancora più radicale sul senso del nostro vivere: la concretezza dell’amore, l’unica “legge” che può salvare le nostre vite. Un amore libero e fedele, solido, esigente e intelligente, capace di affrontare con impegno e fatica le correnti contrarie che ci sballottano qua e là e i mulinelli che ci risucchiano nel nostro egoismo mortifero.

Anche il secondo episodio ci narra la concretezza dell’amore, che può perfino scandalizzare. Gesù accoglie i bambini, li accarezza, li prende tra le braccia, li benedice, impone le mani su di loro. Ciò che per i discepoli è un disturbo, per Gesù è un’occasione per esercitare l’amore e insegnare che il regno di Dio appartiene ai piccoli, ai bambini, i quali, lontani dalla doppiezza dei farisei, vivono nella non compiutezza e perciò nella trasparenza, nell’immediatezza, nella disponibilità ad accogliere la potenza e la bellezza della vita e del sogno di Dio. Un’esperienza che l’occhio profondo di Nietzsche vede in Zarathustra, quando scendendo dal monte viene riconosciuto dal vecchio santo eremita: “Zarathustra era il suo nome; ma egli si è trasformato … Puro è il suo occhio, né disgusto si cela sulle sue labbra. Non incede egli a passo di danza? Trasformato è Zarathustra, un bambino è diventato, un risvegliato”. I due poi si separano, “ridendo come ridono due bambini”.

fratel Giandomenico