L’ora di cambiare prospettiva

Avori salernitani
Avori salernitani

7 marzo 2018

Mc  9,1-13

In quel tempo Gesù convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «1 Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza». 2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.  11E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 12Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. 13Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».


Gesù prende con sé i discepoli che sente più vicini e si ritira con loro in un luogo in disparte, un alto monte.

Il monte, luogo di teofania e luogo in cui l’uomo si ritira per incontrare se stesso, in quella solitudine che non lascia spazio all’ambiguità, ma rivela, a volte in modo impietoso, la nostra verità più profonda.

Quella solitudine che, se accolta e cercata, può trasformarsi, da manto oscuro che ci copre fino a toglierci il respiro, in una coperta che ci scalda e ci protegge.

Gesù ha appena cominciato a spiegare che il Figlio dell’uomo dovrà soffrire fino ad essere rifiutato, disprezzato e ucciso (Mc 8,31-33) e in questo graduale insegnamento trova sgomento e incomprensione.

Ed ecco che, dopo aver spiegato le esigenti condizioni per seguirlo, mostra qualcosa di sé che non può essere dimenticato. Di fronte a Pietro, Giacomo e Giovanni l’aspetto di Gesù cambia, improvvisamente traspare qualcosa di lui che ancora non avevano colto e questo li spaventa.

Paura di fronte a qualcosa di inatteso e incomprensibile e stupore nel cominciare ad intuire il senso delle parole del maestro.

Mosè ed Elia, la legge e i profeti conversano con lui in un messaggio di unità e di senso che solo la resurrezione aiuterà a comprendere in tutte le sue implicazioni.

E quando la voce dalla nube arriva ad essere esplicita: “Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo”, l’esperienza dello straordinario si interrompe e la comprensibile richiesta di Pietro di restare nella chiarezza e non nella dimensione della fede, “facciamo tre tende ….”, viene disattesa.

È questa l’ora di scendere dal monte e rientrare nel dubbio, nell’incertezza delle domande senza risposta univoca, è questa la nostra condizione di credenti, che a volte intravediamo la presenza del Signore senza mai poterla afferrare.

E allora cerchiamo un bagliore di quella luce che sappiamo essere da qualche parte, a volte ne vediamo il riflesso, altre volte è solo un abbaglio, ma sempre è dentro di noi che la possiamo trovare, in quello spazio che solo la custodia della vita interiore sa trasformare da spaventoso abisso in ampio contenitore.

Difficile e scandaloso accettare che proprio grazie alla croce ci sarà la resurrezione.

Così sconvolgente cambiare prospettiva, da Messia vittorioso che sbaraglia i nemici a un uomo crocifisso, come un maledetto dal cielo e dalla terra. Da lui che salvava molti e non salva se stesso.

Difficile riconoscere che i tempi sono vicini, che quella che sembrava una domanda di comprensione intellettuale: “Perché prima deve venire Elia?” porta alla sconcertante comprensione che proprio quel Giovanni Battista, così ben conosciuto, ha i tratti dell’Elia atteso.

Graduale sarà il cammino dei discepoli costellato da entusiasmi e dubbi, fedeltà e tradimenti, ma questa esperienza della trasfigurazione, indelebile rimarrà come anticipo e suggerimento della vera natura di quanto sta per accadere.

E a noi, che leggiamo oggi, resta di continuare a cercare quella luce fino a fare del nostro volto un volto luminoso della certezza della presenza di Dio nelle nostre vite.

sorella Elisabetta