Quale strada percorrere?

Avori salernitani
Avori salernitani

2 marzo 2018

Mt   7,12-20

In quel tempo Gesù si mise a parlare e insegnava ai discepoli dicendo: « 12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. 13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! 15Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.»


Siamo al termine dell’ampia sezione del discorso della montagna, in cui Gesù ha esposto le beatitudini, e se in una prima parte dà una descrizione dell’interiorità dell’uomo nuovo, ora, nei versetti seguenti, Gesù spiega come questa interiorità possa essere vissuta a partire dalla nostra condizione di uomini e donne che ogni giorno si trovano a scegliere come amare il prossimo, quale strada percorrere per avvicinarsi al Regno e quale sguardo assumere per discernere la presenza di Dio nell’altro.

Gesù si rivolge all’umanità a partire dal quadro della realtà in cui si trova, non è un caso che nel suo discorso parli di nemici, di adulteri, di cuore impuro, di tutte le forme di divisione operanti nel mondo. In tutte queste situazioni l’uomo può raggiungere una pienezza di verità solo se si pone in relazione a Dio e ai fratelli e alle sorelle in quella logica che soggiace a tutto il vangelo: amarci come Gesù ci ha amato. Quello che Gesù ci propone è un “fare” che deriva non da un attivismo che nasce da noi e finisce con noi, ma un fare che scaturisce da un’assiduità con la Parola: la Legge e i profeti, e la sequela del Signore che ha dato loro compimento. Questo fare è un “fare del cuore”, cioè anzitutto interiore, un modo di essere proprio di chi ha accolto il regno e ha fatto della misericordia e della pace l’orizzonte verso cui camminare.

Nel brano di oggi Gesù dà al discepolo una regola semplice, ma non facile, in base alla quale ciascuno di noi può verificare se il suo rapporto con l’altro sia corretto o no: egli deve semplicemente capovolgere la relazione io-tu, porre se stesso al posto dell’altro. In tal modo il discepolo perde ogni diritto speciale nei confronti dell’altro, non può scusare per sé ciò che rimprovera all’altro. Gesù prosegue dicendo: “Questa è la Legge e i profeti”, poiché non si tratta d’altro che dello stesso comandamento: amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi. Gesù ha portato a compimento questo comando vivendo lui stesso questo tipo di relazione con Dio e con il prossimo e dunque aprendoci una strada possibile da percorrere.

Ed è proprio di strada, di via che Gesù ci parla nei versetti seguenti. Anche qui ci chiede un’azione, ci chiede di entrare per la porta stretta e in questa richiesta ci sprona ad una vigilanza, ad un’attenzione che è propria di chi non si lascia fermare dalla prima difficoltà, ma riesce a rimanere alla sequela del Signore e dunque a poco a poco assumere quella purezza di cuore, quella sete di giustizia fondata sulla misericordia, quella ricerca della pace che Gesù stesso ha incarnato. Quindi quella via stretta è fare e vivere come Gesù ha vissuto. In questo consiste percorrere la via stretta: metterci ogni giorno dietro a lui.

Infine Gesù ci chiede di stare attenti ai falsi profeti. Ovvero non chi dice cose sbagliate, ma chi non fa ciò che dice. Una tale incoerenza è possibile vederla se si presta attenzione alla realtà. Nel momento della decisione sulla strada da intraprendere, via stretta, l’apparenza di questi uomini sarà smascherata dalla realtà. Saranno attirati a intraprendere l’ampia strada della ricerca di se stessi e dell’amore non del prossimo, ma di sé. A noi non spetta un giudizio su questi falsi profeti, ma un’attenzione sul nostro fare che rivela dove è il nostro cuore.

sorella Beatrice