Discernimento e durezza di cuore

Avori salernitani
Avori salernitani

1 marzo 2018

Mt   7,1-11

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. 3Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4O come dirai al tuo fratello: «Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio», mentre nel tuo occhio c'è la trave? 5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. 6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. 7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!


Siamo capaci di discernere la realtà, ciò che abita dentro e fuori di noi? Ci esercitiamo a guardare, osservare, ascoltare, rimeditare gli eventi ponendoli sotto la luce della Parola di Dio? Operazione delicata, quella del discernere, e possibile solo se non ci poniamo come giudici impietosi, perché comprendere dove sta il male e il bene non significa mettere a morte il fratello. La mancanza di discernimento è legata alla durezza del nostro cuore: Gesù rimprovera fortemente e a più riprese i suoi discepoli per questo. Gesù ha vissuto a stretto contatto con i dodici, li ha ammaestrati con la sua vita e le sue parole, ha cercato di insegnar loro a comprendere per vivere e a vivere per comprendere. Eppure essi mostrano a più riprese di non capirlo, di non fidarsi di lui: è la durezza di cuore di chi non vuole perdere le proprie consolidate sicurezze. E in questo passo sembra ancora ammonirli: non continuate a giudicare secondo il vostro giudizio, secondo l’apparenza. È un invito a guardare l’altro con gli occhi di Dio per vederlo, al di là del male commesso, come un essere umano da amare. Gesù dà la vita per chi lo uccide, questo è il giudizio di Dio su ogni uomo. Dio ha una stima infinita per ogni uomo, anche per il peccatore più perduto. L’ultima parola di Dio sull’uomo non è una condanna, ma è l’amore, un amore estremo che non abbandona chi l’abbandona e non rifiuta chi lo rifiuta. Spesso ci manca la volontà di guardare in noi stessi; il discernimento parte da lì, dal conoscere in sincerità ciò che abita il nostro cuore tanto confuso. Preferiamo nascondere la verità di ciò che siamo e sopprimere l’altro che spesso con la sua “pagliuzza” ci fa da specchio. Sotto lo sguardo di Dio ogni uomo e ogni donna è sempre un essere che può ricominciare a compiere il bene, ma quanto il nostro sguardo sa rigenerare il fratello, la sorella?

Come in un cuore di carne lo Spirito può discernere, può battere veramente, può animare un corpo umano, così è in questo organo centrale che abita anche la preghiera. Dal cuore scaturiscono i pensieri, le buone e le cattive tendenze. Nella vita di tutti i giorni il nostro cuore resta ordinariamente nascosto. Viviamo quasi del tutto immersi nei sensi esteriori, ci perdiamo in impressioni e sentimenti. Gesù sovente lo rimprovera ai suoi discepoli: il vostro cuore è cieco, indurito, lento e pigro. Ritrovare il cammino verso il proprio cuore è il compito più importante per noi. Là Dio ci incontra e ci parla, e soltanto a partire di là noi possiamo a nostra volta incontrare e parlare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. Là, nell’intimo più profondo di noi stessi, lo Spirito si è fatto respiro del nostro respiro. Là si nasconde la nostra preghiera come il tesoro nascosto in un campo: là possiamo cercare, chiedere, bussare.

Colpisce l’immagine della preghiera come di una porta chiusa nella notte. Sulla soglia ciascuno di noi resta spesso incredulo che possa dischiudersi, alle volte come un povero mendicante che compie un gesto di fiducia, mentre a nostra insaputa non uno sconosciuto ma un amico, un Padre, ci sta già cercando per chinarsi con amore su di noi. Resta un invito e una promessa: puoi continuare a bussare senza stancarti, “Io sto alla porta”.

sorella Antonella