Il “dunque” delle promesse

Duomo di Monreale
Duomo di Monreale

5 gennaio 2018

Mt  1,1-17

1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.


“Libro della genesi di Gesù Cristo” (Mt 1,1): l’evangelista Matteo apre il racconto della buona notizia portata al mondo da Gesù il Messia con la genealogia, l’albero genealogico di quell’uomo, un figlio con un’ascendenza prima di lui, come tutti gli altri uomini. Egli è – come ricorda Paolo – “Figlio nato dal seme di David secondo la carne” (Rm 1,3): la “carne” del Figlio di Dio, come avviene per ogni altro figlio d’uomo, passa attraverso coloro che l’hanno preceduto. Ma questa “genesi” è, al contempo, anche l’inizio della storia di quell’uomo che Matteo si accinge a narrare nel suo vangelo.

“Gesù Cristo, figlio di Abramo” (Mt 1,1): Gesù, come ogni altro ebreo, è figlio di Abramo e quindi erede delle promesse fatte ai padri. Ma Gesù si innesta più precisamente nella discendenza di David: “Gesù Cristo, figlio di David” (Mt 1,1). La genealogia matteana ha un forte accento davidico, presentando Gesù come quel messia che le profezie avevano indicato con il titolo di “germoglio di David” (Is 11,1; Ger 23,5).

Tutta la storia genealogica che ha preceduto Gesù è segnata da un filo conduttore, che tiene insieme la catena delle generazioni: il legame intessuto dalla promessa di Dio. Ad Abramo, la promessa di una discendenza numerosa, benedizione per tutti (cf. Gen 12,1-3); a David, la promessa di un regno eterno (cf. 2Sam 7). Dio mostra come in Gesù la sua fedeltà si compie, secondo quanto ripetutamente e fedelmente promesso al suo popolo attraverso le promesse fatte ai padri.

Una promessa mai smentita, nonostante il peccato degli uomini. Sì, perché questa genealogia è intessuta non solo di fedeltà, ma anche di infedeltà e di peccato. Gesù appartiene alla carne di Israele, a questa carne “fosca”, impastata di gloria e di miseria insieme. L’azione divina passa attraverso il misero gioco della storia umana così com’è. Assumendola così com’è, egli opera la salvezza di ogni carne, così com’è. Anche la nostra.

Matteo non esita a ricordare, nella sua lista genealogica, re che la Bibbia dipinge come malvagi e infedeli, e quattro donne che hanno in comune l’essere straniere, marginali e “irregolari” (prostituzione, unione irregolare, infrazione di norme convenzionali…). Questa somma di irregolarità serve a introdurre la quinta figura femminile della genealogia: Maria, il cui parto verginale è l’eccezionalità massima. E questa eccezionalità è sottolineata dal testo attraverso un duplice mutamento repentino e inatteso: un improvviso cambio di genere e di forma verbale.

Dopo una lunga catena di generazioni tutte al maschile, ora la lista si interrompe per lasciar posto al femminile, spazio aperto a una possibilità nuova, quella della paternità divina: Giuseppe, lo sposo di Maria, non genera Gesù, ma è testimone di un dono inaudito che è chiamato ad accogliere. Lui, come noi. Inoltre, dopo una lunga catena di “generò”, alla forma attiva, ora irrompe un “fu generato”, alla forma passiva. Un passivo divino che dice come, attraverso Maria, è Dio stesso colui che genera il Figlio della promessa in cui ogni promessa di Dio diviene “sì” (cf. 2Cor 1,20), il “dunque” di ogni generazione (Mt 1,17), la pienezza di ogni vita.

fratel Matteo


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