La parola di verità

Duomo di Monreale
Duomo di Monreale

4 gennaio 2018

Gv  1,9-14b

9Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi


Questo vangelo è un canto sulla parola di Dio, sulla sua eternità e sulla sua entrata nella storia del mondo, fino alla sua incarnazione nella persona di Gesù, che ne è il punto culminante ma non finale, perché continua nella vita dei suoi discepoli. Costoro, che hanno riconosciuto in Gesù la narrazione fedele del Dio di Israele, dovranno vivere della parola del Signore e darne testimonianza, sull’esempio del Battista.

Il Dio di Israele è entrato nel mondo come Parola eterna creandolo, e poi ha abitato tra gli esseri umani: per questo l’ascolto è, per eccellenza, la postura di comunione del credente verso il Signore e verso ogni creatura, umana e non umana, poiché ogni creatura è creata dalla parola di Dio.

La parola di Dio che crea e sostiene ogni creatura, diventandone la luce vivificante, è la stessa Parola che, come Spirito, Voce e Scrittura profetica nella Torah e nei Profeti chiamò e illuminò, cominciando con Abramo, il popolo santo di Israele, e che poi divenne Parola condensata, abbreviata, Parola diventata carne nella persona di Gesù di Nazareth, riconosciuto dai suoi discepoli come il Dio con noi.

Ma ogni rivelazione del Signore è perché impariamo a seguirne le tracce, come dice Paolo: “Tutto è stato scritto a nostra edificazione e ammonimento” (1Cor 10,11). Anche questa pagina ci racconta la vocazione umana cui il Signore ci chiama, essendo anche noi, nell’origine, una parola del Signore.

Come la parola di Dio veniva nel mondo ed era luce che illumina ogni essere umano, nella più pura gratuità, così anche la nostra vita è chiamata alla gratuità, a vivere come vita donata, se vuole testimoniare la luce venuta nel mondo. E come la parola di Dio venne per amore, nella libertà e nella mitezza di chi ispira e illumina, ma non costringe e non decide chi la accoglierà, così anche noi, quando tentiamo di annunciare la parola di Dio e di Gesù con la vita, o anche con la parola, non possiamo farlo che nella mitezza, senza la pretesa di essere riconosciuti e accolti. A noi sta solo la decisione libera e sempre rinnovata di vivere dando e cercando la comunione con ogni creatura.

E questo canto dice anche, a più riprese, il dramma umano per eccellenza: il nostro rifiuto della luce, della parola di Dio, perché le nostre opere non vengano riprovate. “Era nel mondo, il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne tra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto” (vv. 10-11). Ogni giorno siamo invitati ad accogliere la parola del Signore che di continuo ci visita. Ma proprio cercando di ascoltarla scopriamo, noi umani, di avere un rapporto tragico con la verità, a cominciare dalla nostra, che fa sì che chiunque ci illumini sulla verità nostra, anche con mitezza e benevolenza, avrà sempre molte probabilità di non essere accolto.

Questo vangelo ci aiuti a non temere né la parola veritiera che illumina le nostre personali tenebre, per non rifiutarla, né il rifiuto che altrettanto spesso ci capita di patire da parte di chi, a sua volta, non sopporta le parole veritiere.

Ma questo vangelo ci dice anche che accogliere la parola del Signore è esserne trasformati, che aderendo a Gesù e al vangelo, siamo generati a suoi fratelli e sorelle, liberi dalla servitù della genealogia e dalla preoccupazione per la propria vita.

sorella Maria


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