Le azioni dello Spirito in un uomo: Simeone

Duomo di Monreale
Duomo di Monreale

29 dicembre 2017

Lc  2,25-35

25I quel tempo a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».


In Simeone vediamo i tratti di un uomo (“A Gerusalemme c’era un uomo”: v. 25), un uomo di vita interiore, uno spirituale: per tre volte, nel vangelo odierno, è evocato lo Spirito in riferimento a lui.

“Lo Spirito santo era su di lui” (v. 26): lo Spirito è presenza permanente che lo accompagna nel quotidiano, silenziosamente, senza manifestazioni appariscenti… Simeone interroga lo Spirito dentro di sé e lo Spirito gli risponde, diviene persuasione nel suo cuore. “Aveva ricevuto responso dallo Spirito santo che non avrebbe visto la morte senza prima…” (v. 26). Non sappiamo se fosse molto avanti in età, sappiamo che la morte è nel suo orizzonte e vi dialoga (non è necessario essere poi così vecchi per questo!). Inoltre è un uomo sensibile alla mozione dello Spirito santo, che si fa umanissimo presentimento: “Mosso dallo Spirito santo, si recò al tempio” (v. 27).

Simeone è uomo di profondità, di ascolto, non distratto, aderente alla realtà, sa che nella trama del quotidiano avviene la visita del Signore, ha imparato che la vita è infinitamente più densa e pregna di quello che la banalità dei giorni potrebbe far sembrare.

In lui c’è una totale unità, silenzio di voci inutili, per cogliere impercettibili battiti, e lo Spirito riscatta i suoi giorni trasformando fatti modesti… in pietre miliari, punti di svolta, di non ritorno. Non fa nulla di particolarmente vistoso: quante volte capita a un uomo, a una donna, di sollevare un bambino tra le braccia in mezzo a tanta gente? Ma in quel capolavoro che è la vita di Simeone, attenzione personale e azione dello Spirito santo danno il frutto di un incontro unico, irripetibile e rivelatore del “Cristo del Signore”!

Lo Spirito rende essenziale nel piano di Dio anche un piccolo gesto. Nel nostro niente, quante persone abbiamo abbracciato, baciato, salutato nella nostra vita… ma, se siamo attenti, lo Spirito ci rivela che quel bacio, quell’abbraccio, quel saluto, quel guardarsi negli occhi è magari unico e definitivo, è un “per sempre” che cambia la storia, la lancia già oggi verso l’eternità, e nulla sarà più come prima.

Lo Spirito ci conduce a guardare alla nostra fine, che non è decisione nostra, ma iniziativa di un altro: “Ora tu lasci andare, o Signore…”; ci porta alla verità della nostra condizione: “il tuo servo”; ci indica la destinazione: “in pace” (v. 29). In questa pace ritroviamo anche tutti i gesti, le occasioni d’amore mancate, che lo Spirito ci aveva offerto, e noi non abbiamo saputo riconoscere. La pace è consolazione delle occasioni perdute, che ritroveremo davanti a noi.

Lo Spirito infine ci guida a discernere l’azione del Signore e, in verità, di ogni essere umano: “Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti…” (v. 34) o meglio “di tutti”, se recuperiamo il fondo semitico della parola. Non c’è resurrezione se non c’è prima rovina, se noi non sediamo con pace accanto alle nostre rovine. “Segno di contraddizione” o, più correttamente, “segno che sarà contraddetto” (v. 34): essere contraddetti non è un inciampo, è un fatto cristologico, “perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (v. 35).

fratel Lino


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