Ereditare

Duomo di Monreale
Duomo di Monreale

28 dicembre 2017

Lc  2,22-24

22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.


I genitori di Gesù erano degli ebrei osservanti. Gesù, il Cristo, non arriva come una meteora dal cielo: incarnazione significa che Gesù non soltanto ha assunto la nostra carne, ma anche l’appartenenza a una famiglia e a un popolo, con consuetudini e un patrimonio di leggi, insegnamenti e prescrizioni da rispettare.

“La vita umana porta dentro di sé non solo un patrimonio genetico come marca biologica della sua provenienza, ma anche le parole, le leggende, i fantasmi, le colpe e le gioie delle generazioni che l’hanno preceduta. È fatta, costituita interamente dalle tracce dell’Altro” (Massimo Recalcati, Il segreto del figlio).

Gesù dunque nasce in quel contesto, riceve quel patrimonio, porta con sé tutte le impronte di chi lo ha preceduto. Qualcosa che in altro modo i vangeli esprimono presentandoci le genealogie di Gesù: perché mettere in fila tutti quei nomi? Perché Gesù (ma questo vale per chiunque venga al mondo) riceve un’eredità da chi lo ha preceduto.

“Essere figli significa avere il compito di ereditare, di fare nostro ciò che l’Altro, nel bene e nel male, ci ha dato. Significa riconquistare, fare davvero nostro, quello che abbiamo ricevuto” (ibid.).

Sarà quello che Gesù farà nella sua vita adulta, e che lo porterà a prendere posizione anche duramente contro quel tempio al quale era stato presentato dai suoi genitori. Il Gesù adulto entra nel tempio e ne scaccia i venditori, dice ai suoi discepoli che di quel tempio “non sarà lasciata pietra su pietra” (cf. Lc 21,6). La sua polemica nei confronti dell’economia del tempio sarà uno dei motivi della sua cattura e dell’esecuzione. Dunque perché inserire nei vangeli dell’infanzia questo episodio della presentazione al tempio, che sembra riportare tutto indietro? Che funzione ha all’interno della narrazione?

Forse è proprio per sottolineare che Gesù non nasce dal nulla, ma è figlio di quella terra e di quel popolo, con le sue tradizioni religiose. Gesù è un erede che nella sua vita non rinnega, ma “riprende” in modo singolare quello che ha ricevuto, lo assume come noi assumiamo il cibo e quel “cibo” diventa per lui vigore per “dare pieno compimento” (Mt 5,17).

“Questa ripresa costituisce il compito più proprio dell’ereditare. In questo senso ogni figlio giusto è un erede: perché ha il compito di non ripetere, ma di riprendere singolarmente – di soggettivare – quello che gli è stato trasmesso da chi lo ha preceduto” (ibid.).

Alla samaritana incontrata al pozzo di Sicar Gesù dice: “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Non ci sarà più bisogno di adorare Dio in un luogo, in un tempio, nel tempio di Gerusalemme. Gesù, che da bambino viene presentato al tempio, da grande preannuncia la fine di quell’economia. È infedeltà alla tradizione, all’eredità ricevuta? No, perché “il figlio giusto è un erede, ma è anche, sempre, un eretico perché … riprende a suo modo il passato conferendogli un senso nuovo” (ibid.).

È quello che anche ciascuno di noi nel suo piccolo deve fare nei confronti dell’eredità ricevuta, umana, cristiana, comunitaria: una re-interpretazione continua, una rilettura per il mondo in cui viviamo. Questa è la vera, dinamica, fedeltà alla tradizione.

sorella Laura


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