Il discepolo dell’amore

Duomo di Monreale
Duomo di Monreale

27 dicembre 2017

Gv  21,10-24

In quel tempo, Gesù risorto disse ai discepoli: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.


Oggi la chiesa festeggia san Giovanni evangelista, sulla scia del mistero del Natale. Chi più di lui ha contemplato e cantato l’incarnazione del Signore! Gesù è la Parola fatta carne che, se accolta, dà il potere di diventare figli di Dio a chiunque crede in lui.

Giovanni è il discepolo più giovane, quello che Gesù amava in modo particolare, un testimone privilegiato: sul Tabor assiste alla trasfigurazione del Signore; nell’ultima cena, in un clima di paura e diffidenza, china la sua testa sul petto di Gesù con amorevole confidenza. Sotto la croce, contempla, nel silenzio del cuore, il mistero dell’amore più forte di ogni violenza e perfino della morte.

Capirà poi che, essere il “discepolo amato” dal Signore, non suppone quel tipo di preferenza esclusiva, capace di minacciare la comunione, bensì implica il difficile mandato di richiamare tutta la comunità cristiana a centrarsi sull’amore. Dio, che è amore e ci ha amati per primo, ha bisogno di noi, della nostra risposta, nella preghiera e nella concreta vita quotidiana, intessuta di relazioni.

“Camminate nell’amore!”: è il messaggio insistente dell’apostolo Giovanni nella sua Prima lettera. Esiste un servizio che solo la comunità, se vuole, può compiere: essere presenti gli uni agli altri, camminare insieme, incoraggiare chi è più timido, aspettare chi è più lento, soffrire, consolare, gioire, sapendo che insieme la nostra vita acquista senso e risplende della luce di Cristo risorto, già su questa terra.

Il passo del vangelo odierno si apre con l’immagine di Gesù risorto che cammina accanto a Pietro, seguito da Giovanni. Gesù riconferma Pietro con la triplice domanda: “Mi ami tu…?”, e gli prospetta il martirio con cui renderà gloria a Dio. Sembra voler dire anche a noi di non preoccuparci di come finirà la nostra vita ma di come la stiamo vivendo ora; chiediamoci ogni giorno se amiamo il Signore e non perdiamoci nel confronto con gli altri (Pietro vedendo Giovanni chiede che ne sarà di lui). Prendendoci cura di noi stessi potremo non temere quelli che uccidono il corpo perché non possono uccidere l’anima.

Giovanni è il discepolo che ha saputo presto riconoscersi destinatario dell’amore di Dio: sa di essere un dono per sé e per i fratelli e in tutto ciò che capita, sente la presenza di Dio. Questo emerge tanto più nella chiusura del vangelo che ha scritto, rilevando che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si potrebbero scrivere su Gesù. L’amore di Dio, infatti, non può essere contenuto o limitato, può solo diffondersi.

Giovanni vivrà più di Pietro? Sì, ma il problema è vivere più a lungo possibile o elevare l’esistenza?

“Tu seguimi!” è rivolto a ciascuno di noi. La strada è più importante del traguardo e la partecipazione piena alla vita è più importante del portare a termine le cose. Giovanni ci insegna che riconoscere le tracce di Dio nel quotidiano è possibile a chi trova la sua forza nella purezza di cuore e non tanto in un’intelligenza speciale.

Se a Natale abbiamo celebrato la venuta nel mondo di Gesù, in Giovanni la chiesa attende con insistenza il suo ritorno: “Voglio che rimanga finché io ritorni”, dice Gesù di Giovanni. Restiamo con lui in uno stato di attenzione e di attesa capace di riconciliare i nostri giorni con l’eternità.

sorella Lara


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