Aprire gli occhi

Mosaici del Duomo di Monreale
Mosaici del Duomo di Monreale

28 novembre 2017

Lc  21,5-11

In quel tempo 5 mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: 6«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 7Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». 8Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino». Non andate dietro a loro! 9Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.


“Alcuni”, non si dice se discepoli, si intrattengono parlando del tempio di Gerusalemme. La sua bellezza era leggendaria: imponente, riccamente ornato, stupendo da ogni punto di vista. Gesù, prendendo spunto da ciò che sente, annuncia però: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta” (cf. v. 6). È questo l’inizio di un discorso, che occuperà tutto il capitolo 21 di Luca, in cui Gesù parlerà sì della fine dei tempi, ma Luca distingue bene distruzione di Gerusalemme e fine dei tempi: i due avvenimenti per Luca non coincidono, non sono da associare (Luca ha visto crollare il tempio e la storia andare avanti).

Gesù sembra qui voler svegliare alcuni, presi dall’ammirazione per la costruzione del tempio, da quella loro contemplazione trasognata. Costoro vedono le pietre e i doni votivi; Gesù vuole aprire loro gli occhi su ciò che invece lui ha visto. Che cosa ha visto? Pochi versetti prima, al v. 1 si parla proprio delle offerte che mantenevano il tempio permettendo pure di ornarlo: “Alzati gli occhi, [Gesù] vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio”. Ma subito, al v. 2, si aggiunge: “Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine”. A differenza di quanti, ammirando nel tempio una costruzione delle loro mani, possibile con le loro offerte, finivano per vederne solo più le pietre, Gesù non aveva smarrito la coscienza profonda di ciò che teneva in piedi quella costruzione, dimora di Dio e luogo di incontro tra Dio e l’uomo. E per questo aveva saputo vedere la vedova povera e la sua offerta: un contributo misero, insignificante dal punto di vista del bilancio delle finanze del tempio, eppure offerta che, essendo l’offerta di un povero, agli occhi di Dio, e dunque ai suoi occhi, valeva più di tutte le altre ricchezze accumulate nel tesoro del tempio e di tutti i sacrifici rituali che vi si celebrano.

Per i contemporanei del rabbi Gesù, un annuncio tanto forte, pronunciato per di più apertamente al tempio, non poteva che suscitare domande. Qui, al v. 7, gli viene chiesto di dire quando e quale sarà il segno che queste cose, relative all’avvenimento annunciato, stanno per accadere. Se la domanda si concentra ancora sull’avvenimento della distruzione del tempio, il discorso di Gesù che Luca fa seguire non vi risponde direttamente, è piuttosto l’occasione per aprire una riflessione molto più ampia. Al v. 8 Gesù invita ad aprire gli occhi: il rischio, se non si tengono gli occhi aperti, è quello difarsi ingannare da chi si presenta nel nome di Cristo annunciando il compimento atteso, addirittura arrogandosi quell’“Io sono” che nell’Antico Testamento è riservato a Dio e poi nel Nuovo Testamento a Cristo. Luca nel riportare queste parole prende di mira i falsi messia e i falsi maestri che verranno, quelli cristiani del suo tempo. Certo, una simile seduzione è possibile anche nelle nostre comunità, nel nostro spazio ecclesiale; questo anche perché, anzi proprio perché, è anzitutto possibile nel nostro spazio interiore. È lì che la nostra sequela rischia di deviare, diventando a poco a poco sequela di un altro cristo che non è più quello che ci ha chiamati.

Fratel Matteo


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