Orientare lo sguardo e la vita

Mosaici del Duomo di Monreale
Mosaici del Duomo di Monreale

30 novembre 2017

Gv  1,35-42a

35In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - 42e lo condusse da Gesù.


La chiesa fa oggi memoria dell’apostolo Andrea, il primo chiamato. Il quarto vangelo ci offre un racconto estremamente dettagliato di questa chiamata. Andrea è discepolo del Battista, che per la seconda volta in pochi versetti rende testimonianza e fa segno verso Gesù proclamandolo “Agnello di Dio”. Due discepoli, udita la parola del maestro, seguono Gesù. Essi sono autenticamente discepoli in quanto mettono in pratica la parola del maestro e si mettono in cammino. A sua volta Giovanni è autenticamente testimone della luce ( Gv 1,7) perché indirizza i discepoli non verso se stesso, ma verso colui che è l’Agnello di Dio, egli diminuisce perché Gesù cresca (cfr. Gv 3,30).

Ciò che colpisce in questo è la centralità dei sensi in particolare l’udito e la vista. Giovanni fissa lo sguardo su Gesù, nei vangeli sovente è Gesù che, fissando lo sguardo su qualcuno, lo chiama, come avverrà subito dopo per Simone. È come se Giovanni, in quanto precursore e testimone, chiamasse Gesù stesso alla sua missione.

Due discepoli odono la voce del maestro e seguono Gesù. La vocazione esige una dinamica di conversione, occorre cambiare il nostro percorso, lasciando le nostre certezze, le nostre “ pre-conoscenze” per orientare il nostro sguardo e il nostro ascolto.

E Gesù si volta e pone loro una domanda decisiva, la troviamo qui all’inizio della vicenda terrena dei discepoli con Gesù, e la ritroveremo nel vangelo in forme diverse, fino a quel nuovo inizio, il mattino del primo giorno della settimana, quando Gesù chiederà a Maria: “Donna perché piangi, chi cerchi?”.

Qual è il desiderio profondo che orienta la nostra vita e abita i nostri cuori sempre feriti? Gesù il Signore esige da ciascuno di noi un discernimento: cosa ci fa vivere e agire, chi e che cosa dà senso alle nostre decisioni e azioni? Al cuore di queste domande scopriamo la nostra vocazione.

L’eco di questo appello risuona nelle pareti chiuse della nostra esistenza per farci uscire fuori, in cammino dietro a lui. Non ci sono risposte preparate, né soluzioni a buon mercato.

I discepoli, quasi sorpresi da questa domanda, a loro volta domandano “Dove dimori?”. “Venite e vedrete”: questa la risposta! Non un luogo, egli mostra loro, ma una persona, Gesù stesso. Andarono e dimorarono presso di lui. Siamo chiamati a lasciarci continuamente dis-orientare per ri-orientarci dietro a lui, dove egli dimora, nelle strade tortuose delle nostre esistenze, in mezzo all’umanità ferita, come colui che, ancora oggi, passa facendo il bene e guarendo.

L’autore del quarto vangelo ci tramanda una vicenda concretamente situata in un tempo e in uno spazio che egli descrive. Questa, più che un dato storico, è un invito a vivere la sequela nell’oggi di Dio, nel nostro tempo come fosse l’ultimo, spinti dall’urgenza di testimoniare il Signore, come farà Andrea che subito conduce Simone da Gesù.

La fraternità che viviamo nelle nostre comunità sarà autentica se saremo capaci di orientare la nostra vita verso il Signore e condurre a Lui quelli che amiamo. Non siamo noi ad amare, ad edificare le nostre comunità, non il nostro protagonismo può dare stabilità e solidità alla vita comune, ma solo uno sguardo rivolto a lui che ci ha amati per primo, che costantemente ci chiama: chi cercate?

Le chiese ortodosse venerano Andrea come primo arcivescovo di Costantinopoli e oggi un delegazione della chiesa di Roma partecipa alle celebrazioni del Patriarcato Ecumenico.

Ogni cammino di comunione nel monastero, nelle comunità ecclesiali, tra chiese cristiane sarà cammino di fede e carità piena se sapremo camminare insieme liberi da sguardi su noi stessi, dalle nostre umane certezze per fissare il nostro sguardo su Gesù, origine e compimento della nostra fede. E potremo cantare anche noi “ il tuo amore è davanti ai miei occhi e io cammino nella fede” (sal 25,3).

Fratel Nimal


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