Fare spazio all’altro nella nostra vita

Atelier iconografico di Bose
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10 ottobre 2017

Lc  10,38-42

In quel tempo 38 mentre Gesù e i suoi discepoli erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39 Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40 Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42 ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


Luca pone la narrazione del vangelo di oggi immediatamente di seguito alla parabola del buon samaritano, con la quale Gesù invita lo scriba che lo aveva interrogato su chi fosse il suo prossimo a invertire la questione e a interrogarsi a chi lui sceglie di farsi prossimo. Così dopo un racconto ecco che Luca mette in scena l’attualizzazione, la concretizzazione di ciò che viene detto in modo simbolico nella parabola, attraverso l’episodio dell’accoglienza di Gesù da parte di Marta e Maria: il nostro prossimo è colui a cui facciamo spazio nella nostra vita, sia esso l’amico in viaggio che ospitiamo in casa nostra, oppure la sorella e il fratello che ci vive accanto e che non sempre riusciamo ad accogliere nella sua diversità.

Due donne, due sorelle, accolgono in casa loro un amico di passaggio nel loro villaggio, e ciascuna lo accoglie a modo suo: Marta agisce da vera padrona di casa (stupisce l’assenza del fratello Lazzaro in questa narrazione), gli apre la porta di casa e predispone tutto per una buona accoglienza.

Marta assomiglia al patriarca Abramo quando, scorti i tre pellegrini, si attivò immediatamente (nonostante fosse l’ora più calda del giorno) per accoglierli con tutti gli onori, dando ordini ai suoi servi e alla moglie Sara, ma anche correndo lui stesso a prendere il cibo necessario (cf. Gen 18,1-8). È la buona sollecitudine per chi ci visita, per l’ospite, per l’amico, sollecitudine piena di attenzioni concrete, di gesti fatti a servizio del bene dell’altro.

Maria invece accoglie l’amico in un modo diverso: si siede accanto a lui, ai suoi piedi, nella posizione del discepolo che ascolta il suo maestro, e presta tutta la sua attenzione alle parole di colui che le ha visitate. Ella è tutta unificata, concentrata in quell’ascolto, in quel dire e dirsi del loro amico e Signore.

Gesù, l’amico, accoglie a sua volta entrambe queste modalità, le riconosce come espressioni di affetto nei suoi confronti ma poi, sollecitato da Marta, la quale vorrebbe che la sorella agisse come lei, dice con molta tenerezza (sottolineata dal chiamare Marta due volte per nome) che è importante non perdere di vista la cosa essenziale, che come tale non consiste nelle molte cose da fare ma nella presenza stessa dell’amico.

Questa è una esperienza che anche noi facciamo: di fronte alla visita di qualcuno che ci è caro, la sua persona diventa il centro di tutta la nostra attenzione e il resto scompare sullo sfondo.

Il vangelo oggi ci insegna ad avere un cuore pronto ad accogliere e predisporre tutto per chi ci visita, senza però voler ridurre questa ospitalità al nostro modo di viverla, ma facendo invece spazio anche a chi vive accanto a noi e magari incarna questa attenzione e questa sollecitudine in una modalità diversa dalla nostra: così crescerà la sinfonia dei cuori che amano e che gioiscono della presenza dell’altro.

Lo Spirito ci ispiri nel nostro agire e nel nostro ascoltare e ci aiuti a non essere risucchiati dal nostro protagonismo fino al tentativo di fare dell’ospite un nostro alleato contro il fratello o la sorella, ma piuttosto ci faccia crescere nella capacità di vivere della libertà di chi tutto dona per una gioia gratuitamente offerta e condivisa con tutti.

sorella Ilaria


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