Il giorno che Abramo vide

Atelier iconografico di Bose
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9 ottobre 2017

Gv  8,50-58

In quel tempo Gesù disse:" 50 Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». 52Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: «Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno». 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». 54Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: «È nostro Dio!», 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». 58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».


Oggi celebriamo la festa di Abramo, il padre dei credenti perché è il primo che ha creduto nel Dio unico e uno. Il Dio nel quale credono gli ebrei, i cristiani e i musulmani è il Dio di Abramo.

Abramo è il primo uomo al quale Dio parla: “Il Signore parlò ad Abramo: Vattene dalla tua terra … Abramo partì come gli aveva ordinato il Signore” (Gen 12,1.4). Per la prima volta Dio rivolge la sua parola a un uomo e, per la prima volta, un uomo l’ascolta e obbedisce: qui è nata la fede. “Abramo ha fatto la fede senza professarla” (Paolo De Benedetti).

Nella parola che Dio gli rivolge Abramo impara a conoscere un Dio che nessuno conosceva. La conoscenza di Dio è all'istante per lui una chiamata interiore a uscire dalla sua terra per iniziare il cammino verso se stesso. Questo è il vero luogo che resterà per Abramo, come per ogni credente, la terra promessa e mai posseduta. L’interiorità di quest’uomo che ha conosciuto lo sradicamento dalla patria e l’erranza di chi è senza terra sarà l’abitazione eterna per i giusti credenti accolti “nel seno di Abramo”. “Partì senza sapere dove andava”, scrive di Abramo la Lettera agli Ebrei (8,11), a dire che la fede è sempre un viaggio e credere significa scegliere per sé la difficile condizione di chi inizia un cammino che non sa dove lo porterà.

Abramo è spinto da Dio fino ai confini della fede oltre i quali non è possibile andare e lui obbedisce sempre, anche nell’oscurità (il sacrificio sospeso di Isacco), rivelandosi come l’uomo che ha creduto alle promesse di Dio anche quando le vede crollare una dopo l’altra. La sua vocazione è credere, per questo vive nella fede e muore nella fede senza aver ottenuto i beni promessi che intravede e saluta soltanto da lontano (cf. Eb 11,13). La fede di Abramo insegna a tutti i credenti che credere nelle promesse di Dio è più importante che ottenere quello che Dio promette. La fede non si misura dai risultati, ma dai frutti.

Gesù è “figlio di Abramo” (Mt 1,1), un frutto della fede del primo credente nella promessa di una discendenza incalcolabile come le stelle del cielo. Ai capi dei Giudei che nella pagina del Vangelo di oggi rifiutano di riconoscere in Gesù l’inviato di Dio, e in sostanza gli pongono la domanda “Ma tu chi sei?”, Gesù risponde non facendo di Abramo un suo antagonista, come loro vorrebbero, ma facendo di lui un suo testimone: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia”. Come Abramo, per fede, ha gioito nel vedere realizzate le promesse di Dio compiute in Gesù, così i capi dei giudei sono invitati a riconoscere nel giorno di Gesù, il giorno messianico promesso a Israele. Da qui la rivelazione piena: “Prima che Abramo fosse, Io Sono”.

Ancora oggi noi speriamo e attendiamo di vedere il giorno del Messia, giorno nel quale si realizzerà pienamente la benedizione universale di Dio che, attraverso Abramo e i suoi figli, discende sull’intera umanità: ”In te saranno benedette tutte le genti della terra” (Gen 12,3). Attendiamo nella fede il giorno del riconoscimento del Dio uno e unico, giorno dell’incontro nella pace di tutti i figli di Abramo e dei credenti di tutte le fedi.

fratel Goffredo


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