Dallo sta scritto alla Parola che fa vivere

Atelier iconografico di Bose
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30 settembre 2017

Lc  24,44-49a

44 [La sera del primo giorno della settimana, il Risorto disse ai suoi discepoli]: “Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. 45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46 e disse loro: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni. 49 Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto”.


Ricordiamo oggi san Girolamo la cui influenza fu enorme su tutto l’occidente cristiano che per secoli ha letto le Scritture nella traduzione latina (la cosiddetta “Vulgata”) di cui fu l’artigiano nel tempo in cui, monaco, visse a Betlemme (385-419). In Terra santa si ricorda volentieri che vi sono due maniere di fare il pellegrinaggio ai luoghi santi: quella di Elena, madre dell’imperatore Costantino, che li visitò per farvi costruire delle basiliche a gloria di Dio, certo, ma anche del proprio figlio; e quella di Girolamo che invece visitò i luoghi santi per leggervi e tradurvi le Scritture, al fine di fare della biblioteca “Bibbia” una casa da abitare in ciascuno dei suoi angoli e così, attraverso di essa, mettersi in ascolto della Parola di Dio.

L’evangelo di questa memoria ci consente di riflettere su ciò che significa “leggere le Scritture”. Infatti, la sera in cui Gesù apparve risorto ai discepoli, citò loro le Scritture, ma in modo davvero strano: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. In quale testo o in quale versione della Scrittura, il Risorto ha trovato queste parole? È inutile cercare, non c’è! Allora come mai Gesù dice: “Sta scritto”?

Lo “sta scritto” di cui parla il Risorto si deve coniugare in realtà con colui, promesso dal Padre, che  Gesù manderà sui discepoli: lo Spirito santo. È lui che trasforma lo scritto d’inchiostro su carta, lettera morta, in parole vive e infuocate come quelle che il Signore pronunciò sul Sinai, parole che non solo vivono, ma fanno vivere e fanno “ardere il cuore”, come avvenne per i discepoli di Emmaus (cf. Lc 24,32).

Grazie a quello Spirito, Gesù ha scoperto nella Scrittura una “logica” che la percorre dall’inizio alla fine; l’aveva già rivelata ai suoi discepoli prima della sua morte – ma allora essi non l’avevano capita (cf. gli annunci della passione e risurrezione e l’incomprensione dei discepoli, ad esempio in Lc 9,44-45 e Lc 18,31-34) – e ora, da Risorto, la ribadisce con forza: la relazione con Dio, il diventare figli di Dio, non conosce che una sola via, quella della morte a se stessi per rivivere in lui. Questo hanno vissuto tutte le grandi figure dell’Antico Testamento: Abramo, Isacco, Giuseppe, Tamar, Mosè, Geremia e tanti altri fino alla figura, riassuntiva e terminale, del Servo del Signore (cf. Is 52,13-53,12); questa fu la strada di Giovanni Battista e di Maria (cf. Lc 2,34-35) ed è quella indicata da Gesù a coloro che chiama alla sua sequela.

La vita in pienezza, quella che dà vita anche agli altri, sorge dalla morte a se stessi, dal decentramento di sé. Tale è il vero senso dell’elezione – mistero quasi sempre mal inteso, come se l’eletto fosse il beniamino coccolato da Dio –. Il “privilegio dell’eletto”, se lo vogliamo chiamare così, è il privilegio della croce; strada però che, attraverso la porta stretta dello svuotamento, si apre sugli spazi luminosi della risurrezione.

fratel Daniel


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