Convertirsi e coinvolgersi

Atelier iconografico di Bose
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28 settembre 2017

Lc  9,7-17

In quel tempo 7 Il tetrarca Erode sentì parlare di Gesù e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», 8 altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». 9 Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. 10 Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. 11 Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 12 Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13 Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14 C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15 Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16 Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17 Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


Il racconto della moltiplicazione dei pani è incluso tra due scene di riconoscimento di Gesù: una fallita: Erode che non sa che cosa pensare; e una riuscita: la professione di fede di Pietro. Quasi a dire che solo chi mangia questo pane e ne vive sa riconoscere il volto del Signore.

Il luogo in cui si riconosce Gesù non è la curiosità di Erode, che lo vuole controllare nel tentativo di tutelare il proprio potere, ma la fiducia che i discepoli dimostrano nel compiere i gesti che Gesù richiede in tal caso nel partecipare loro stessi al desiderio di sfamare le folle.

La pericope che riguarda Erode si apre con la parola “ascoltare” (v. 7) e termina con la parola “vedere” (v. 9). In Erode stesso si mostra come e perché c’è un ascoltare che non intende e un guardare che non vede. Pur essendo attento a quanto accade e a che cosa Gesù suscita nelle folle è assordato dalle risposte che lui stesso si dà. La sua domanda è mossa dalla paura e proprio per questo si dà lui stesso una risposta, prima di riceverne un’altra che gli richieda un cambiamento e che destabilizzi il suo potere. Già a suo tempo aveva decapitato Giovanni il Battista perché lo sollecitava a conversione. Ora non permette o meglio uccide già in partenza una Parola altra che lo possa portare a conoscere realmente il Signore.

Per questo il suo tentativo di identificare Gesù fallisce. Il suo ascolto si tradurrà in ricerca di lui per ucciderlo (cf. Lc 13,31); il suo desiderio di vedere Gesù in incontro mortale in cui lo umilierà e lo deriderà (cf. Lc 23,11). Tale brano è esplicito nel dimostrare che chi non è disposto a convertirsi e a coinvolgersi, non comprende: solo prende la verità e la soffoca. Erode ha quindi orecchi per udire, ma non vuole intendere; e, per garantirsi di non intendere, elimina la voce che fa udire.

Un esempio di conversione e di coinvolgimento ce lo danno i discepoli. Anch’essi sono alla ricerca di conoscere Gesù, ma il loro tentativo è onesto e pieno di speranza, il che non vuol dire che il loro cammino sia esente da ostacoli e da incomprensioni, ma sono sempre pronti a riprendere la sequela dietro a colui che li ha chiamati e che per primo li ha riconosciuti.

sorella Beatrice


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