Ripartire dal basso

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5 settembre 2017

Lc  4,31-37

In quel tempo 31 Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. 32 Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.  33 Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: 34 «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 35 Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. 36 Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». 37 E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.


Gesù accetta, attraversa e porta con sé il rifiuto dei suoi concittadini. Scende liberamente da Nazaret a Cafarnao, una discesa di 500 metri, di cui 200 sotto il livello del mare. Oltre al fatto di raggiungere una città più frequentata – in quanto di passaggio sulla via che collega Alessandria a Damasco – egli comincia anche una discesa simbolica: da Nazaret verso il basso, verso ogni forma di male che aggredisce l’essere umano, verso la morte che accetterà, attraverserà per restituire all’umanità la vera vita.

Gli abitanti di Nazaret si erano fermati all’apparenza e non avevano riconosciuto l’identità divina di Gesù: per loro era semplicemente il figlio di Giuseppe; ora è lo spirito di un demonio a gridare che Gesù è il Santo di Dio. In entrambi i casi Gesù dovrà correggere la lettura fatta su di lui. Se ai primi è necessario capire che solo convertendosi potranno accogliere la buona notizia e accedere al dialogo con Dio Padre, al demonio Gesù imporrà di tacere.

La proclamazione pubblica della santità di Gesù rischia di confondere le folle e di presentarlo come un guaritore di successo o come potente Messia liberatore di Israele, immagini così lontane da quella dell’umile Agnello di Dio venuto a togliere il peccato del mondo, unicamente per amore.

La parola uscita dalla bocca di Gesù ha un’efficacia immediata: compie ciò che dice, proprio come quella di Dio all’inizio della creazione (cf. Gen 1,3).

La sinagoga è il luogo della particolare protezione di Dio per chi confida in lui, qui affluisce il popolo che esercita la radicale obbedienza alla volontà di Dio. Ora Gesù stesso è colui che incarna la santità e, grazie a lui, il vero luogo santo diventa il cuore dell’uomo (cf. Gal 2,20).

Gesù santifica il giorno di sabato, come richiesto dal decalogo (cf. Es 20,8-11), ma in modo innovativo: libera l’uomo dalla schiavitù del male, dandogli la possibilità concreta di partecipare al riposo sabbatico e alle lodi di Dio. Rivela così che la gioia del Padre è che ognuno di noi, suoi figli e sue figlie, possa vivere in pienezza.

Egli restituisce la libertà e la dignità a un uomo posseduto da un demonio, svuotando il suo spazio interiore dalla presenza ingombrante dello spirito impuro, fatto di pensieri e giudizi che annebbiano lo sguardo e distorcono la realtà. Questo spirito ha la proprietà di essere plurale e molteplice – il demonio grida: “Che vuoi da noi … sei venuto a rovinarci?” – per confondere l’essere umano e allontanarlo dalla sua identità unica. L’essenza di chi siamo veramente è strettamente unita a Dio, è quell’immagine e somiglianza, volto luminoso nascosto in ciascuno di noi (cf. Gen 1,27).  

Un essere umano dominato da altri o da altre voci che lo allontanano da sé e da Dio, è come un contenitore vuoto. Una volta liberato dall’ospite indesiderato (“lo spirito di un demonio”), ripartirà dal basso (“cade a terra”), prenderà contatto con la propria interiorità e sarà rialzato dalla forza dello Spirito santo a nuova creatura.

Dalla terra riparte la giusta considerazione di ciò che siamo: uomini e donne che, capaci di sentire l’umanità comune, condividiamo con gratitudine il dono dell’esistenza e la promessa della vita eterna che verrà.

sorella Lara


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