Parlare la pienezza dell'amore

Atelier iconografico di Bose
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10 agosto 2017

Mt  15,10-20

In quel tempo 10 riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! 11 Non ciò che entra nella bocca rende impuro l'uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo!». 12 Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». 13 Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. 14 Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».  15 Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16 Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? 17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? 18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l'uomo. 19 Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. 20 Queste sono le cose che rendono impuro l'uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l'uomo».


Gesù sta rispondendo ad alcuni farisei che lo interrogano sull’osservanza delle tradizioni degli antichi. Ma commetteremmo un grave errore se pensassimo che queste parole non siano rivolte a ciascuno di noi. Lo stesso si può dire delle parole del profeta Isaia che Gesù ha citato nei versetti appena precedenti il nostro brano :  “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Is  29,13).

Il Signore ci invita in modo netto e inequivocabile a un autentico discernimento sulla parola e sulle intenzioni del cuore. Questo perché la nostra vita umana e cristiana di uomini e donne che vivono nella relazione con il Signore e con i fratelli e le sorelle non sia fondata solo sull’osservanza di precetti, norme morali, dottrine o obblighi liturgici, ma principalmente sull’ascolto della sua Parola che chiede di dimorare nel segreto del nostro cuore che il Padre nostro vede e conosce. A volte, in buona fede, noi pensiamo di poter giungere con le nostre sole forze alla “purezza”, mediante l’osservanza di precetti e norme o grazie a un “abito liturgico” esteriore da esibire davanti a Dio e alla gente, ma sovente proprio questo atteggiamento ci porta a ergerci a giudici, condannando e disprezzando gli altri che non sono come noi (cf. Lc 18,9-14).

Gesù rovescia la prospettiva della questione del puro e dell’impuro. Non si tratta più di stilare una casistica per collocarsi in un ambito o in un altro, ma di riconoscerci sempre ciechi guide di ciechi, mendicanti di quella luce che viene da lui solo e dalla sua Parola, “lampada ai nostri passi, luce sul nostro sentiero” (Sal  119,105). È inevitabile che il nostro cuore sia abitato dalla malvagità, dall’egoismo, dall’impurità che ci appartengono perché sono inscritti nella nostra natura umana fragile e debole. Così come è inevitabile che  avvengano gli scandali perché il peccato “è accovacciato alla porta del nostro cuore” (Gen 4,7), ma noi possiamo dominarlo se nel segreto della preghiera volgiamo il nostro sguardo a Cristo crocifisso, solo lui, solo il suo amore possono purificare il nostro cuore e le nostre vite. Volgiamo il nostro cuore alla parola dei profeti che è venuta per sradicare e distruggere (cf. Ger 18,7) il male che ci abita e a volte ci illude assumendo le sembianze delle nostre “buone opere”.

L’ascolto della sua Parola può rendere puro e trasparente il nostro cuore, semplice il nostro sguardo, sguardo reso capace di vedere Dio nel volto dell’altro, “Il mio cuore mi ridice il tuo invito cercate il mio volto” (Sal  27,8). È un cuore capace di ascolto quello che il Signore ci chiede. Dimorando col cuore nel tesoro della sua parola, anche la nostra bocca parlerà della pienezza di quell’amore che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito. Allora il nostro occhio sarà semplice e luminoso, allora conosceremo la beatitudine dei puri di cuore che vedono Dio, beatitudine di chi conosce la propria umiliazione, e con il cuore contrito e spezzato può stare dinanzi al Padre che solo è buono.

“Beato l’uomo nel cui cuore le tue vie, o Signore, sono irrorate dal pianto” (Sal  84,6-7).

fratel Nimal


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