L'intenzione originaria di Dio

Atelier iconografico di Bose
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9 agosto 2017

Mt  15,1-9

1 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2 «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3 Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
4 Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.
5 Voi invece dite: «Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un'offerta a Dio, 6 non è più tenuto a onorare suo padre». Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione.
7 Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
8 Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
9 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».


Il brano evangelico che ci è dato meditare oggi ci presenta una controversia che oppone Gesù ad alcuni scribi e farisei. Una delegazione proveniente da Gerusalemme passa per la Galilea, forse per controllare la pratica religiosa di questa regione periferica ritenuta poco ortodossa, e si incontra con i discepoli di Gesù. Può anche darsi che gli scribi e i farisei siano venuti a indagare proprio su quel profeta di Nazaret, la cui fama era giunta fino a Erode (cf. Mt 14,1), e quindi sicuramente anche alle autorità gerosolimitane.

Incapaci di valutare l’insegnamento di Gesù e la sua novità, si accontentano di esaminare l’atteggiamento esteriore dei seguaci di quel rabbi e il loro comportamento nei confronti della “tradizione degli antichi”, di cui sono i custodi gelosi. Gli osservatori non giudicano il cuore della dottrina e degli atti di Gesù, ma le conseguenze pratiche del suo insegnamento sulla condotta esteriore dei discepoli: evidenziano che questi non-conformisti non si sottomettono all’obbligo rituale di lavarsi le mani prima dei pasti, mettendo così in discussione l’ordine stabilito.

Una tale accusa potrebbe quasi far sorridere, se non si conoscesse il ruolo rilevante che giocano nella pietà ebraica le osservanze legate alla purificazione. La questione non riguarda dunque le buone maniere o l’igiene, ma è un problema di ritualità. L’insegnamento della legge mosaica sulla purificazione vuole inculcare al popolo la nozione della santità e ricordare ai figli di Israele che Dio ha “gli occhi così puri che non può vedere il male” (cf. Ab 1,13).

Ora però, il rito al quale si riferiscono qui i farisei non figura nei codici del Pentateuco: fa parte delle innumerevoli prescrizioni legislative accumulate nei secoli per cercare di commentare la Legge e di adattarla di volta in volta. Prescrizioni che devono permettere di misurare la prossimità a Dio del singolo in base alla conformità a queste regole, le quali sfociano spesso anche nel legalismo.

La reazione di Gesù allora è pungente: per lui l’attaccamento dei suoi oppositori a una tradizione umana in realtà non è altro che un pretesto per allontanarsi da Dio. Non risponde alla loro domanda precisa ma intende smascherare la loro ipocrisia. Rinvia alla misura umana dell’“offerta sacra”, che contraddice la Legge di Mosè: prevede infatti che si possa rinunciare all’onore dovuto ai genitori (cf. Es 20,12; 21,17) promettendo di dedicare al tempio il denaro che sarebbe riservato loro. La tradizione alla quale si riferiscono gli interlocutori di Gesù è dunque senza valore perché annulla la parola di Dio.

In modo profetico (e la citazione finale di Isaia sottolinea questa valenza del suo intervento), Gesù oppone il comandamento di Dio e la sua autorità alla tradizione umana che i suoi interlocutori invocano. Questi osservatori permettono di annientare la solidarietà umana, che era l’intenzione originaria di Dio, tradendo così la Legge e il Legislatore.

Gesù manifesta così nuovamente che non viene “per abolire la Legge, ma per darle compimento” (Mt 5,17): distingue le regole rituali rassicuranti, ma in fondo vuote, dalle parole di relazione interpersonale, che permettono di incontrare l’altro come prossimo, come era intenzione di Dio fin dall’in-principio.

fratel Matthias


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