La vita umana di Gesù, il vero miracolo

Atelier iconografico di Bose
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4 agosto 2017

Mt  13,54-58

In quel tempo Gesù 54 venuto nella sua patria, insegnava nella sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55 Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57 Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58 E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.


“A causa della loro incredulità, non fece molti prodigi”. Oppure, come scrive l’evangelista Marco: “Si meravigliava della loro incredulità” (Mc 6,6). Solo un’altra volta è detto che Gesù si meraviglia: di fronte alla grande fede di un centurione pagano (cf. Mt 8,10). Sono dunque la nostra fede o mancanza di fede a colpire in profondità Gesù, a suscitare in lui la straordinaria parola: “La tua fede ti ha salvato”, oppure a ridurlo all’impotenza, impedendogli di toccare le nostre vite.

Credere in Gesù significa aderire a lui con tutte le nostre forze, confidare in lui come roccia della nostra vita. Ma il nostro brano sposta i termini della questione, riducendoli all’essenziale: la fede sì, ma in quale Gesù? Ecco la domanda decisiva: chi è Gesù? Fin dall’inizio, quanti lo incontrano reagiscono mostrando “stupore per il suo insegnamento, poiché insegna come uno che ha autorevolezza, non come gli scribi” (cf. Mt 7,28-29). Qui a Nazaret c’è di nuovo stupore, da parte dei suoi concittadini, per la sapienza di Gesù e per i prodigi da lui compiuti. Ma ecco venire alla luce i pensieri nascosti dei cuori, che la presenza di Gesù sempre rivela (cf. Lc 2,35): “Da dove gli viene tutto questo?”. Il vero problema non sta nella grandezza di Gesù, ma nell’incapacità di coniugarla con la piccolezza dei suoi dati biografici: egli proviene da una famiglia umile e non ha un curriculum degno di nota agli occhi del mondo.

Proprio questo suscita la domanda delle domande, che da quel giorno a Nazaret non cessa di risuonare, nelle forme più varie, nei cuori di chi si accosta a Gesù: può quest’uomo concreto, umanissimo, venire da Dio? Può questo profeta disprezzato, contraddetto fino a essere crocifisso come un criminale, narrare Dio in modo ultimo e definitivo? La risposta a questi interrogativi non può limitarsi a parole, fossero anche alte affermazioni di fede. Essa dipende da un coinvolgimento quotidiano della nostra vita con la vita di Gesù, un coinvolgimento fondato sulla meditazione dell’esistenza di Gesù narrata dai vangeli. Beato dunque chi medita e cerca di vivere il vangelo di Gesù giorno e notte (cf. Sal 1,1-2)!

Solo questa fede intelligente ci può spingere a compiere quel passo di cui forse non siamo convinti fino in fondo, perché non ne abbiamo ancora capito la portata: partire dalla vita umana di Gesù e, da essa, risalire a Dio. Perché rifiutare Gesù per un’errata concezione di Dio? Perché non credere che la sua umanità è il tesoro preziosissimo (cf. Mt 13,44), il vero miracolo, il luogo in cui già qui e ora ci è dato di pregustare le primizie del Regno? La vita di Gesù, quali che siano le sue origini sociali e familiari, narra Dio e ci conduce a lui. Se giungiamo a tale capovolgimento del nostro modo di pensare e di credere, fino ad aderire all’uomo Gesù e ad amarlo al di sopra di tutto, allora Gesù non sarà per noi “motivo di scandalo”, ma di una gioia discreta e silenziosa, che traspare nelle nostre vite.

“Beato chi non si scandalizza di me” (Mt 11,6), ha detto Gesù. Beato chi si lascia evangelizzare dalla vita di Gesù, meraviglia di Dio che ha camminato su questa terra e ha trasformato una volta per sempre le nostre vite. Che un uomo come Gesù abbia potuto camminare sulla nostra terra, questo dovrebbe essere fonte della più grande meraviglia e stupore.

fratel Ludwig


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