Il nostro tesoro interiore

Atelier iconografico di Bose
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2 agosto 2017

Mt  13,44-46

In quel tempo Gesù disse alla folla: « 44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45 Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.»


Le due parabole che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione si presentano con una struttura assai simile. La differenza più importante consiste nel fatto che nell’una è l’oggetto rinvenuto, il tesoro nascosto nel campo, a essere paragonato al regno dei cieli; nell’altra è lo scopritore, il mercante di perle. Il paragone tuttavia non si ferma né all’uno né all’altro, ma fa riferimento alla storia, alla dinamica che si crea. In entrambe le parabole vi è un trovare: un povero bracciante che lavora un campo appartenente ad altri “trova un tesoro” (v. 44); un mercante che va in cerca di perle preziose, “trova una perla di grande valore” (v. 46); in ambedue i casi viene presentata un’occasione rara da non perdere.

Nella prima parabola un uomo si trova di fronte a un’opportunità eccezionale. Non ha fatto assolutamente niente per meritarsela, non ha faticato per cercare, ma all’improvviso la scoperta fatta cambia la sua vita. Quel povero contadino reagisce nel modo più ovvio, più naturale, non si lascia sfuggire un’occasione così straordinaria. La decisione è presa al momento stesso della scoperta del tesoro. Potremmo dire che il tesoro si è impadronito dello scopritore. Il vero protagonista del racconto è il tesoro, non il contadino! È il tesoro che agisce in colui che l’ha scoperto e trasforma la sua esistenza. “Non voi avete scelto me, io ho scelto voi”, ricorda Gesù ai suoi discepoli (Gv 15,16). È Gesù che ha scelto i suoi discepoli, senza alcun merito da parte loro. È Gesù che viene a vivere nel battezzato, come dice Paolo: “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Questo tesoro lo portiamo “in vasi di coccio, affinché appaia che questa straordinaria potenza viene da Dio, e non viene da noi” (2Cor 4,2). La consapevolezza che siamo abitati da un grande tesoro, dovrebbe mutare il nostro sguardo su noi stessi, sugli altri, sulla realtà che ci circonda. Non ci viene tolta la nostra piccolezza, la nostra fragilità, ma possiamo imparare a viverle in modo diverso.

Nella parabola della perla il ritrovamento avviene dopo una lunga ricerca. La fatica del mercante è ricompensata. “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto” (Mt 7,7). Il Signore vede la nostra fatica, la indirizza invitandoci a cercare “il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,33).

Forse lungo il cammino ci potrà accadere che si spengano la gioia e la risolutezza con cui abbiamo lasciato tutto (v. 44: “pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”, v. 46: “va, vende tutti i suoi averi”). Forse, come Pietro, chiederemo al Signore: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo?” (Mt 19,27), ma il Signore invita ad alzare lo sguardo, a volgere gli occhi al Regno che viene. Secondo il Vangelo di Luca, a chi ha lasciato tutto per seguirlo Gesù dice che riceve “molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà” (Lc 18,30). Quel “molto di più” è la consapevolezza di quel tesoro interiore che ci accompagna in ogni situazione della vita, di quella perla di grande valore per la quale si può rischiare tutto!

sorella Lisa


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