Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

Atelier iconografico di Bose
Atelier iconografico di Bose

13 luglio 2017

Mt  10,8-15

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:« 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9 Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10 né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. 11 In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. 15 In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.»


“Il regno dei cieli si è avvicinato”. Questo è l’annuncio che ha inaugurato il ministero di Gesù nel vangelo di Matteo: “Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: ‘Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino’” (Mt 4,17).

Ma che cosa significa il regno di Dio?

L’annuncio che Gesù affida agli apostoli manifesta il contenuto di questo approssimarsi del Regno. È una parola affidata anche a ogni cristiano che si mette alla sequela di Gesù, una parola che si realizza nel suo essere inviata: curate i malati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni.

Non sono le opere eroiche di pochi eletti, ma l’operare sempre nuovo della Parola di Dio nella storia: è la Parola fatta carne, la presenza di Cristo tra i suoi, nella sua comunità, che non cessa di essere viva ed efficace.

Una sola condizione è chiesta ai discepoli: la gratuità.

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Gratuitamente abbiamo ricevuto il dono dell’amore di Dio, come tesoro prezioso in vasi di creta.

I nostri occhi si sono aperti, abbiamo visto la luce, abbiamo conosciuto l’amore, siamo passati dalla morte alla vita.

Ora siamo chiamati a donare questa stessa speranza di vita.

Come? Nella gratuità che Gesù stesso ha vissuto tra i suoi: senza ricchezza, senza fissa dimora, senza esercitare il dominio sugli altri. Uomo che risana il dolore dell’altro perché lo sa vedere, che sente compassione delle folle perché conosce la misericordia di Dio. Perciò “non procuratevi né oro, né argento, né scarpe, né bastone”. Siate disarmati di ogni strategia di consenso,

di ogni ricerca di potere.

Secondo la testimonianza di Paolo, il tesoro che è l’amore di Cristo potrà risplendere nei nostri cuori, anche nelle tribolazioni, nelle incomprensioni, nella fatica, anche nelle contraddizioni e nelle prove, se saremo spogliati di noi stessi, di ogni aspirazione in proprio, di ogni pretesa sull’altro. Liberi da noi stessi, potremo far spazio al fratello.

Allora ci accorgeremo di non poter contare su noi stessi, ma soltanto sull’amore di Dio. È la scoperta dei poveri in spirito. È quello che ci chiede la nostra regola monastica di Bose:

“Fratello, sorella …
nella tua vita proclama che il regno dei cieli è vicino.
Non procurarti né denaro né beni
Non preoccuparti del tuo domani
E a tutti dona e porta la pace”.

Gesù non chiede di diventare forti individui isolati, ma una comunità, costruita sulla sua parola; sulla fiducia gli uni negli altri; nel camminare insieme.

Se lasciamo le nostre sicurezze per fare spazio alla parola del Signore in noi, anche la sua pace sarà in noi. Allora scopriremo di non essere soli, di essere la comunità che Gesù invia tra gli uomini come un segno di amore fraterno.

La nostra pace potrà scendere su chi incontriamo.

Non dovremo preoccuparci di predisporre difese interiori, né aver paura delle sofferenze della vita quotidiana, ma temere solo che nella nostra vita non traspaia più l’approssimarsi del regno di Dio, perché noi stessi ce ne stiamo allontanando.

fratel Adalberto


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