L' ascolto della Parola

Atelier iconografico di Bose
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7 luglio 2017

Gv  17,15-26

In quel tempo Gesù alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre 15 non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19 per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. 20 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21 perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. 24 Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. 25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».


Nel giorno in cui celebriamo la memoria di Athenagoras, patriarca di Costantinopoli, ascoltiamo questa pagina del vangelo che possiamo considerare la stella polare che ha orientato la vita e ispirato l’impegno ecumenico  di questo grande pastore.

Sono le ultime parole che l’evangelista Giovanni pone sulle labbra di Gesù prima di consegnarsi alla sua passione e glorificazione sulla croce, una sorta di preghiera rivolta al Padre che raccoglie le sue ultime volontà (“Padre io voglio”). Quando una persona è ormai alla fine della sua vita, prossima alla morte, nelle sue ultime parole proferite si possono raccogliere i frutti più maturi. E in queste ultime parole di Gesù, abbiamo la sintesi e la conferma di ciò che egli ha sempre cercato e voluto quale buon pastore, ossia custodire, raccogliere, radunare insieme. “Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome … e li ho conservati” (Gv 17,12).   

E ora Gesù prega non per sé stesso, ma per i suoi discepoli e per coloro che crederanno in lui mediante la loro parola, affinché vengano custoditi dal maligno. I discepoli avranno la missione di portare la salvezza al mondo, perciò Gesù non chiede che il Padre li separi dal mondo ma “che li custodisca dal maligno”. Qual è l’opera del maligno, del diavolo, da cui chiedere di essere preservati? Proprio quella di portare  divisione. Gesù stesso sa - perché ne ha fatto esperienza avendo lottato duramente contro le tentazioni (cf. Mt 4,1-11) - che con la sua dipartita da questo mondo i suoi discepoli avrebbero corso il rischio di disperdersi, magari mettendosi l’uno contro l’altro nella dannata pretesa, mai del tutto estirpata, di stabilire chi fosse il più grande. È in questa perversa tentazione narcisistica di sentirsi migliori degli altri, più avanti e più intelligenti degli altri, più maturi ‘spiritualmente’, che i discepoli di Gesù di ogni tempo rischiano di cadere, finendo per giudicare con disprezzo gli altri e creando lacerazioni e divisioni irreparabili proprio in seno alla comunità di Gesù.

È proprio per scongiurare queste separazioni che Gesù ha pregato affinché “tutti siano uno” avvertendo che la divisione è il pericolo più grave. A poco servirebbe difendere vere o presunte verità se questo creasse infinite divisioni comunitarie.

 Ma l’unità che Gesù ha invocato non è sinonimo di uniformità: essere uno non significa annientare la propria personalità e originalità, non significa rinunciare alla propria libertà, delegando ad altri la propria capacità di pensare e di riflettere e nemmeno mettersi alla sequela di una guida abdicando alla propria coscienza. Essere uno è ben altra cosa, perché  si tratta di esserlo come il Padre e Gesù sono uno. L’amore fraterno nell’unità tra i credenti, è fondato su quello esistente tra il Padre e il Figlio ed esso è possibile nella misura in cui si ascolta un’unica voce, quella del pastore; in tal modo unico diviene il fine e il senso del proprio agire.    

Perciò ha senso ogni giorno pregare con Gesù: “Liberaci dal Male” (Mt 6,13).  

fratello Roberto


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