Portare i pesi gli uni degli altri

Atelier iconografico di Bose
Atelier iconografico di Bose

6 luglio 2017

Mt  9,1-8

In quel tempo Gesù 1 salito su una barca, passò all'altra riva e giunse nella sua città. 2 Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». 3 Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». 4 Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5 Che cosa infatti è più facile: dire «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»? 6 Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a casa tua». 7 Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8 Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.


Nel vangelo di oggi la fede invisibile viene vista nella disponibilità a portare l’altro. Questa fede non è tanto un gesto, ma una relazione umana che instauro con il fratello, la sorella. Farci carico dell’altro diventa segno della nostra fede. L’altro è un peso da portare e noi spesso fuggiamo da questo. Portare i pesi gli uni degli altri ci è faticoso, è qualcosa che accettiamo e viviamo con difficoltà, preferiamo a un certo punto riprenderci la nostra libertà e allontanarci dall’altro. Ma non dimentichiamo che proprio quel “portare” è letto da Gesù come un atto di fede.

C’è anche un secondo movimento: lasciarsi portare dagli altri. Spesso è qualcosa che noi ci dimentichiamo, solo attraverso quest’esperienza anche il nostro operare, il nostro portare gli altri diventa più vero perché sa riconoscere l’azione salvifica di Dio che ci “porta” e che in Cristo ci dona la salvezza. L’esperienza della nostra fede è un’esperienza anche passiva, siamo dei salvati da Dio e anche dei salvati-sostenuti dai nostri fratelli.

“Figliolo, ti sono rimessi i peccati”: ecco il grande annuncio di Gesù: il perdono dei peccati, la misericordia di Dio. Ecco la cosa più importante: credere all’amore di Dio per noi. La fede è essere disponibili a ricevere l’amore di Dio, il suo perdono, la riconciliazione, la grazia di Dio, l’alleanza che Dio ci offre. L’esperienza del perdono è l’unica e vera esperienza del regno di Dio che noi possiamo già fare qui. Esperienza sanante, che ridà vita. In alcune situazioni per noi paralizzanti, la malattia, la sofferenza, la fatica, il non senso, la paura… ecco l’invito di Gesù: “Alzati e cammina”. 

Gesù non dice solo “alzati e cammina”, ma aggiunge “prendi il tuo lettuccio, la tua barella”, prendi con te il segno della tua infermità, esso sia per te come memoria di ciò che sei e sei stato, ma soprattutto porta con te il tuo fardello: “Ciascuno porterà il proprio fardello” ( Gal 6,5).

“Tolle grabatum tuum…”.

Nel “grabatum”(lettuccio) è da intendere il peso che ognuno porta.

Tutte siamo guarite da Gesù, che ci ha liberato da un’infermità, che ha condotto il nostro cuore al largo, che ha spezzato un laccio da cui ci lasciamo trattenere; ma dal peso di noi stesse non possiamo pretendere di essere liberate; è il nostro destino, il nostro travaglio, la nostra purificazione: e con questo peso di tristezza, di tedio, di sfiducia di noi stessi dobbiamo andare avanti. E portando il nostro peso, piccolo o non piccolo, possiamo avere la speranza di aiutare i nostri cari a portare il loro”.  (sorella Maria di Campello)

Questo testo è un invito innanzitutto a portare il peso che ciascuno è per se stesso senza scaricarlo sugli altri. “Bisogna avere una fiducia molto semplice che ci porta a sperare e attendere nel e dal Signore, bisogna saper aprire un varco che conduce dalle inquietudini verso la fiducia in Dio” (fr. Roger di Taizé). Questo può far sì che i nostri volti possano essere portatori di gioia.

Fiducia che conduce alla certezza che il Signore ci ama proprio lì nella nostra miseria, nella nostra debolezza, nella nostra paralisi; anche a noi dice: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina, ti sono rimessi i tuoi peccati”.

sorella Roberta


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