Un Padre che accoglie il nostro bisogno

Atelier iconografico di Bose
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16 giugno 2017

Lc  11,5-13

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, 6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», 7 e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», 8 vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. 9 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


È un comportamento strano questo: svegliare un’intera famiglia di notte per procurarsi del semplice pane, non del cibo ricercato. E ancora: trovarsi senza nulla da offrire, piombare all’improvviso da un amico di notte. La parabola sembra dire che questo è possibile, e che è anche possibile essere esauditi nella richiesta senza essere troppo giudicati sull’essere importuni. Questo è possibile se l’amicizia è fondata sulla fiducia. Come afferma Cicerone, l’amicizia fa fare cose che normalmente non faremmo: “Quante cose che per amore nostro non faremmo mai, le facciamo invece per gli amici… Cose che a favore nostro non sarebbero del tutto giuste, a favore degli amici sono giustissime”.

La parabola però aggiunge che non si tratta di semplice amicizia, perché possiamo vedere nell’amico importunato il Signore che, proprio perché Signore del cielo e della terra, dona in larga misura a coloro che glielo chiedono.

L’episodio narrato insiste allora sulla certezza dell’efficacia di una richiesta: richiesta che si traduce in preghiera e che manifesta l’atteggiamento benevolo di Dio. La preghiera è un bussare ad una porta che ci sembra sprangata, ma il Padre non rimane sordo al nostro bussare, apre costantemente la porta per accogliere il nostro bisogno. Nel riconoscere che siamo poveri e bisognosi da dover bussare anche nel cuore della notte, nella tenebra della nostra esistenza, proprio lì, nella piccolezza del nostro bussare, il Signore ci apre e ci fa comprendere la grandezza del suo amore

I tre verbi “chiedere”, “cercare” e “bussare” sono espressioni metaforiche per indicare la preghiera (cf. Mt 7,8); i detti che fanno seguito alla parabola sono un ulteriore approfondimento sull’insegnamento proposto da Gesù sul come pregare (“Quando pregate dite: Padre”,  v. 2). Ma Luca sottolinea la dimensione ecclesiale della preghiera: “Il Padre vostro darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono”. Il dono dello Spirito santo caratterizza il tempo della chiesa, dono per eccellenza del tempo della salvezza che racchiude ogni bene che risponde ai bisogni più concreti come il pane (“Pregate incessantemente ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito santo, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza”: Ef 6,18). Solo il Padre può offrire all’uomo il vero pane di vita, diverso dal pane che un padre dona ai suoi figli. Non c’è cattiveria in sé nell’uomo tanto che non nega il pesce né l’uovo, ma la bontà e la magnanimità del Padre del cielo è maggiore, incommensurabile, di altra natura.

Dio non è quindi solo l’amico è anche un padre che veglia a dare cose buone: non tutto ciò che chiede e non il contrario, ma cose buone; e il dono buono che viene dall’alto è lo Spirito santo, dono sempre rinnovato a ogni nostra richiesta, dono che apre l’intelligenza delle Scritture. “Tu sei lo Spirito che desta la nostra preghiera: noi siamo custoditi nella carità di Dio”.

Sorella Francesca


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