Consolazione e correzione

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

17 aprile 2017

Mc  16, 9-20

9 Il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 10 Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. 11 Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. 12 Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. 13 Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
14 Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto 15 E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Dopo la grande notte pasquale nella quale abbiamo ascoltato, contemplato e cantato l’annuncio della Resurrezione di Gesù, lo stesso annuncio che continua a risuonare nei vangeli dei giorni pasquali è sempre accompagnato dal racconto dell’incredulità dei discepoli. I due annunci non paiono più separabili. Già ieri sera abbiamo ascoltato il Vangelo dei due discepoli di Emmaus, rimproverati da Gesù di essere sciocchi e tardi di cuore a credere alle parole dei profeti, loro che non avevano creduto all’annuncio delle discepole.  E nel Vangelo di oggi viene di nuovo annunciata l’incredulità dei discepoli: incredulità all’annuncio di Maria di Magdala, alla quale Gesù era apparso prima che a ogni altro e altra, e poi ai due discepoli di ritorno da Emmaus.

Dice il testo: “E poi, alla fine - come per dire una certa esasperazione di Gesù - apparve anche agli Undici  mentre erano a mensa e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore perché non avevano creduto a chi lo aveva visto risuscitato”. E qui appare, tra le righe, l’immensa misericordia divina di Gesù che non rimprovera loro nulla del loro infame abbandono o peggio, perché il male che hanno fatto a lui lo ha perdonato per sempre. Solo, li rimprovera della mancanza di fede nella parola di sorelle e fratelli, parola che testimoniava di lui. E, pure tra le righe, appare l’altra cosa più bella: Gesù Risorto dai morti pensa e parla come il Gesù che aveva vissuto con loro, narrato nei Vangeli!

Questa pagina, come ogni altra del Vangelo, ci consola e ci corregge. Ci consola, perché vedere l’incredulità degli Undici, la loro fatica a credere alla resurrezione di Gesù, ci fa sentire nella stessa avventura, non esclusi dalla comunione con il Risorto a causa della nostra poca e vacillante fede. E ci corregge, perché il rimprovero di Gesù ci riguarda, e a ogni nuovo giorno ascoltiamo nel cuore quelle parole rivolte a noi: ”Sciocchi e tardi e duri di cuore nel credere alle parole dei profeti “ e alle parole di sorelle e fratelli che lo hanno incontrato prima di noi.   

E ancor più colpisce che Gesù, subito dopo averli rimproverati, affidi agli Undici il compito di annunciare il vangelo a tutta la creazione. A quegli Undici che non potevano davvero fidarsi di se stessi dopo la fuga ignominiosa dalla sua passione e dopo l’incredulità, Gesù fa  fiducia e li manda ad annunciare il vangelo a tutta la creazione. Gesù risorto prosegue imperterrito il modo divino di chiamare e di fidarsi di povere creature fedifraghe e di dura cervice, come quando era tra i suoi. Solo per questo possiamo accogliere anche noi la chiamata allo stesso compito: annunciare il vangelo a ogni creatura.

Gesù, che aveva insegnato ai suoi a non temere la morte, a non preoccuparsi della propria vita, a non angosciarsi per tentare di difenderla e di salvarla annunciando che neppure un passero cade nella morte senza il Padre, ora lo conferma: “Veleni e serpenti - reali e metaforici - non vi nuoceranno”. Non temeteli, perché la paura per sé impedisce di amare, ma solo un amore più forte della propria vita è annuncio a tutta la creazione dell’amore di Dio che è più forte della morte.

sorella Maria


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