Una bellezza buona e una bontà bella

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

11 aprile 2017

Mt  26,1-16

In quel tempo 1 Gesù disse ai suoi discepoli: 2 «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
3 Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, 4 e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. 5 Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo». 6 Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, 7 gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola. 8 I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? 9 Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!». 10 Ma Gesù se ne accorse e disse loro: «Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un'azione buona verso di me. 11 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. 12Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura. 13 In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto». 14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti 15 e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16 Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.


Il martedì della settimana santa ascoltiamo l’evangelo dell’unzione di Betania, “la casa del povero”, un episodio che rischia di scivolare nell’oblio, eppure il Signore conferisce alla donna anonima un’importanza solenne, straordinaria: “In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto”.

Questa donna anonima è un capolavoro: figura dell’umanità come Dio l’ha voluta, capace di amore personale, di fede intelligente, di fare molto più che un gesto estetico, ma un gesto in realtà di consacrazione, di ungere un corpo per prepararlo al definitivo viaggio, al passaggio dalla morte alla vita, perché l’amore è più forte della morte.

Ha fatto un’opera bella per me!”: è l’unica persona di cui Gesù dice questo! La donna rappresenta la gratuità del sentire in grande, dell’eleganza del gesto, della bellezza che va oltre e riscatta ogni bruttura, della poesia nel senso forte, la poesia che non cerca adepti, ma amanti, come ricordava Federico Garcia Lorca. “A che serve conquistare il mondo, se non hai qualcuno cui dedicarlo?”. Com’è triste fare tante cose, ma non amare nessuno e fare tutto per forza!

Questa donna ci insegna cos’è fare il bene: è fare una cosa bella! Non è un fatto quantitativo, ma di qualità. Quanto ci rallegra, ci consola e ci trascina verso Dio vedere una persona bella! Vedere una cosa semplice, sobria e curata! Il bello e il bene richiedono coraggio, come in questa donna anonima capace di slanciarsi, di rompere la banalità, l’ovvietà; richiedono la grandezza di cuore di un atto senza ritorno, senza misura, perché “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35); richiedono non surrogati o ripieghi, ma il meglio e l’assoluto, quell’olio preziosissimo. “I poveri li avete sempre con voi, non sempre avete me”: è un monito a celebrare anche nelle nostre vite quell’ora, quell’oggi che sentiamo irripetibile, l’ebbrezza di un incontro, l’apparire di un volto, dei volti, prima che sia troppo tardi!

Gesù discerne in profondità cos’è il peccato, è turbare, ferire: “Perché infastidite questa donna?”. Ci può essere un peccato enorme nascosto in cose per noi irrilevanti che ripetiamo senza interrogarci più sul perché le facciamo, perché si è sempre fatto così e va bene così! Oppure in cose appena sussurrate, e che quindi pensiamo che non abbiano peso, ma che in realtà iniettano veleno mortale: mormorare, delegittimare, etichettare.

Noi vediamo in questa donna la ricerca della bellezza, una bellezza che non nasce dall’esteriorità, ma da ciò che è più profondo nell’essere umano, e quindi più vero. Una bellezza povera, non violenta, non possessiva, che è la forma stessa nella quale si manifesta l’amore di Dio. Questa donna ci ricorda l’unione tra bellezza e bontà, tra contemplazione e condivisione, tra amore del bello e solidarietà. Una bellezza buona e una bontà bella, che attrae, è esigente, e mette in noi un’infinita nostalgia, come quel profumo assai prezioso versato nella casa di Simone il lebbroso.

fratel Lino


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