Discernere ciò che è invisibile

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

8 aprile 2017

Mc  12,38-44

In quel tempo 38 Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39 avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40 Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». 41 Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42 Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43 Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».


Gesù è nel tempio di Gerusalemme, Il luogo che nel desiderio del Dio di Israele dovrebbe essere spazio liturgico, casa di preghiera per tutti gli uomini, meta di pellegrinaggio per chi crede e trasforma la propria fatica di vivere in intercessione.

Il tempio, struttura solida e maestosa, di cui - Gesù lo sa già - non resterà pietra su pietra, poiché la furia dell’occupazione romana lo raderà al suolo.

Il tempio è il luogo per annunciare la parola di Dio, per aiutare gli ascoltatori a prendere più coscienza di sé, delle proprie azioni, donando la possibilità di cambiare, nel caso si fossero perduti.

Per questo Gesù si lascia interrogare e mettere alla prova da capi dei sacerdoti, scribi e anziani, sadducei e farisei: a tutti è offerta la possibilità e la speranza di una vita nuova.

Che cosa succede nel tempio?

Gesù ci mette in guardia: ci può essere una grande differenza tra ciò che si vede e i desideri nascosti che ci abitano. Come il tempio e le nostre chiese si possono ridurre a eleganti contenitori vuoti, così l’essere umano può tradire la sua profonda vocazione se si accontenta del solo apparire.

Gesù contesta agli scribi che le loro azioni non sono realmente abitate.

Anche lui ama camminare nel tempio per meditare e per rendersi disponibile all’incontro, ma gli è estraneo il desiderio di essere visto e di raccogliere il maggior numero di saluti possibile; Gesù è spesso ospite d’onore nei banchetti. La sua preoccupazione non è la fama bensì la salvezza, cioè la liberazione dalla schiavitù interiore, di chiunque gli si faccia prossimo; Gesù prega a lungo e lo fa in un luogo appartato (sul monte degli ulivi) e nella solitudine della notte, non cerca conferma o il riconoscimento di grande uomo spirituale (Mt 6,1).

Lo sguardo di Gesù invita a fare confronti. Non si tratta di stabilire nuove categorie tra buoni e cattivi. Egli vuole svegliare i suoi discepoli insegnando loro a discernere ciò che è invisibile agli occhi. Possiamo anche noi osservare la realtà attraverso i corpi delle persone, il modo di atteggiarsi, e scoprirvi a volte bellezza a volte inganno. Impariamo a interrogare noi stessi e a guardarci in verità, liberi da paure e da quel senso d’inferiorità che ci inducono a nasconderci dietro inutili maschere.

Ecco farsi avanti una vedova che getta due monete nel tesoro del tempio. A differenza degli altri, che sono ricchi, lei che è nella condizione di bisogno, dona tutto ciò che ha per vivere.

Pura obbedienza di una prassi religiosa o addirittura gesto di devozione cieca? Forse è proprio una di quelle povere donne, restate sole, alle quali gli uomini religiosi divorano il patrimonio.

Possiamo leggere diversamente la sua azione: equivale a dare tutta se stessa a Dio in un gesto di affidamento pieno ed estremo. E’ adempimento al comandamento dell’amore (Dt 6,4-5); è credere che il poco che abbiamo se offerto in dono sarà visto da Dio e valorizzato; è sapere che Dio ascolta le nostre preghiere. Forse quella povera donna si era anche accorta dell’ipocrisia di molti religiosi del suo tempo, forse quella sua piccola offerta conteneva anche un’ardente intercessione per chi nella casa del Signore ci abitava fisicamente ma non con il cuore.

sorella Lara


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