La difficile arte del dialogo

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

7 aprile 2017

Mc  12,28-37

In quel tempo 8 si avvicinò a Gesù uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29 Gesù rispose: «Il primo è:Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; 30 amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31 Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi». 32 Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; 33 amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34 Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. 35 Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36 Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:

Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi.

37 Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.


Giovanni all’inizio del prologo del suo vangelo afferma che “in principio era la parola” e questo è vero per Dio che con la sua parola ha creato ogni cosa mettendo ordine nel caos primordiale, ed è vero anche per ciascuno di noi che da quella parola abbiamo ricevuto la vita. Proprio per questo Gesù nel vangelo di oggi ci ricorda che all’origine e alla base della nostra capacità di accogliere l’amore (che significa accogliere la vita), e a nostra volta di amare, sta il movimento dell’ascolto.

“Ascolta Israele” (v. 29): ancora prima d’imparare ad amare occorre imparare ad ascoltare perché dall’ascolto autentico scaturisce l’amore per Dio, fonte della nostra vita, e l’amore per il prossimo, creatura che ci sta accanto nel cammino.

Per ascoltare in profondità noi dobbiamo lottare contro la distrazione, facendo esperienza di quell’unificazione di tutto il nostro essere che troverà poi piena realizzazione nell’amore: “Amerai … con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (v. 30).

Ascoltando noi ci esercitiamo nel discernimento del vero fine della legge e di ciò che è veramente essenziale per compiere la volontà di Dio, che è sempre volontà di salvezza per tutte le creature: “Non c’è altro comandamento più grandi di questi” (v. 31).

Nell’ascolto noi compiamo quel movimento di esodo da noi stessi verso l’altro, movimento che è sempre esperienza di comunione e nello stesso tempo di liberazione dal nostro ego asfittico: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (v. 31).

Grazie all’ascolto noi impariamo la difficile arte del dialogo, del camminare insieme sulle vie di Dio, aiutandoci reciprocamente a riconoscere le sue tracce nello “sta scritto” delle Scritture, ma anche negli eventi quotidiani. Di questo dialogo, di questa sincera ricerca, di questo riconoscimento reciproco, sono un eloquente esempio Gesù e lo scriba nell’episodio narratoci oggi da Marco, il quale toglie dalla scena i tratti polemici e provocatori presenti invece nelle narrazioni parallele dei vangeli di Matteo e Luca (cf. Mt 22,34-40; Lc 10,25-28). Nel testo di oggi, non solo non è detto che lo scriba interroga Gesù per metterlo alla prova, ma addirittura c’è un riconoscimento tra Gesù e lo scriba riguardo alla sincerità e alla saggezza di entrambi: “Hai detto bene, maestro, e secondo verità …” (v. 22); “Vedendo che aveva risposto saggiamente Gesù gli disse: ‘Non sei lontano dal Regno di Dio” (v. 34).

Anche noi esercitiamoci giorno dopo giorno nell’arte dell’ascolto autentico, dal quale può sgorgare l’amore e la comunione con Dio, con i fratelli e con le sorelle, con ogni creatura, e in quest’amore scopriremo il compimento della legge e il cardine di tutta quanta la Scrittura.

E non dimentichiamo che l’ascolto e l’amore sono i frutti maturi di un cuore che in profondità è stato plasmato e unificato dallo Spirito, il dono buono capace di ravvivare la nostra vita e le nostre relazioni e che il Padre, proprio per questo, non rifiuta a chiunque glielo chiede.

sorella Ilaria


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