La responsabilità della libertà

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

20 marzo 2017

Mc  8,27-33

In quel tempo Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente, chi dice che io sia?”. 28 Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti”. 29 Ed egli domandava loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. 30 E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. 3 1E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 32 Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. 33 Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.


Pietro confessa qui che Gesù è il Cristo. Questo sembra un pensiero secondo Dio e infatti Matteo, nel brano parallelo, ci racconta che Gesù risponde a Pietro: “Beato tu … perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16,17). Eppure… Vedere le cose dal punto di vista del Padre che è nei cieli comporta avere una grande libertà e assumere una grande responsabilità.

Marco non aggiunge nulla alla testimonianza di Pietro; sappiamo però a cosa possa essere associata nella mente di un ebreo del I secolo l’idea che qualcuno sia il Cristo. Negli Atti degli apostoli (1,6) ci è testimoniato come i discepoli di Gesù, dopo la sua resurrezione, ancora si aspettassero da lui, in quanto Cristo di Dio, la ricostituzione del regno di Israele. Probabilmente questo stava nella testa di Pietro, forse non solo questo, ma questo probabilmente sì. Un pensiero da uomo, da creatura di carne e di sangue, un pensiero che sceglie la sicurezza del potere abdicando alla libertà di essere.

Abdicare alla libertà per approdare alla sicurezza: questo è il pensare degli uomini. Infatti Pietro si affretta a rimproverare Gesù, che non parla di sicurezze, ma di morte, e di morte infamante. Nel testo di Matteo, Pietro rivolge parole rassicuranti al “suo” Messia: “Dio te ne scampi, Signore, questo non ti accadrà mai”.

Gesù ci mostra che per pensare secondo Dio occorre prendersi la responsabilità della libertà.

Cos’è la libertà? Il nostro testo ci suggerisce che libertà è adesione alla nostra identità più vera, più profonda, alla nostra essenza, liberata, appunto, dalle sovrastrutture che creano sicurezza, ma che la imprigionano. Gesù chiede: “La gente, chi dice che io sia?” e poi: “Voi, chi dite che io sia?”, ma non lo fa per rifugiarsi dietro le identità che gli altri gli fanno indossare. Lo fa per arrivare a scoprire, e a manifestare ai suoi discepoli e al mondo, quella che è la sua essenza, la sua verità di uomo, quella che ha ricevuto come dono del Padre attraverso l’ascolto delle Scritture: “Il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere”. Non è una cosa semplice, facile, questo dono del Padre, ma Gesù non si nasconde dietro le maschere che pure gli sarebbero offerte.

Certo, gli altri sono preziosi e ci possono dire qualcosa a riguardo della nostra essenza personale; con i loro bisogni e le loro attese ci donano pezzetti del nostro essere più vero. Ma è in noi, nel luogo nascosto del nostro cuore, nel quale raggiungiamo la solitudine abitata dal Padre, che possiamo trovare la nostra vera identità, che può non coincidere con quella che gli altri, anche i più vicini a noi, percepiscono e ci consegnano.

Pensare secondo Dio è allora accogliere la vita da lui, come lui l’ha pensata per noi, e accoglierla in una profonda libertà e con un grande amore.

La via verso la vita non è una via piena di sicurezze, la via verso la vita passa attraverso la morte, e non solo la nostra morte, ma anche la morte del nostro Salvatore. Neppure quella sicurezza ci è data: la via verso la vita è una libertà a caro prezzo, una caduta libera nelle braccia del nostro Dio.

fratel Stefano


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