L’iniziativa del bene

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

17 marzo 2017

Mt  7,12-20

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: « 12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. 13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14 Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! 15 Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li riconoscerete.»


La lectio cursiva del “discorso della montagna” ci presenta oggi alcuni detti di Gesù che a prima vista sembrano slegati, ma che in realtà si illuminano l’uno con l’altro.

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. È significativo il passaggio alla formulazione positiva operata da Gesù della cosiddetta “regola d’oro”. In questa massima universale, che appartiene al patrimonio religioso e culturale dell’umanità, è racchiuso il senso ultimo della Legge e dei Profeti.

Per il discepolo non è semplicemente una norma “naturale” di comportamento: si tratta di rispondere ad un’esortazione di Gesù che esplicita in altro modo il comandamento dell’amore: “ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,39). Essa contiene l’invito a prendere l’iniziativa del bene, a fare il primo passo nel rapporto con l’altro, a entrare in una logica di gratuità, superando quella della reciprocità: si deve operare verso l’altro quanto vorremmo fosse fatto a noi.

L’altro mi interpella e mi chiama ad uscire da me stesso. C’è un debito che mi unisce a lui che è il dono dell’amore vicendevole (Rm 13,8-10): un amore libero, creativo, orientato al bene del prossimo, capace di immedesimarsi nell’altro, di intuirne i desideri e i bisogni, ciò che lo rattrista e lo preoccupa.

Gesù ci invita a percorrere una via “stretta”, la via della lotta contro l’egoismo che ci abita in profondità, per dire un sì radicale all’altro. E possiamo camminare in essa nella misura in cui non viviamo ripiegati su noi stessi, sulle nostre debolezze che ci appaiono insormontabili, ma teniamo fisso lo sguardo su Colui che ci precede. Attraversiamo la porta stretta della croce di Gesù Cristo che conduce alla vita, accettando che la sua via diventi il nostro cammino e allora, passo dopo passo, resteremo uniti a lui (cf. 1Pt 2,21-25).

Vivere secondo la giustizia di Dio, realizzare la sua Parola diviene anche il criterio per discernere tra veri e falsi profeti, coloro che, nel contesto matteano, hanno un comportamento doppio, ipocrita, perché dicono e non fanno, non adottano un modo di agire conseguente alla fede che professano. In altre parole, non vivono il comandamento dell’amore. Gesù mette in guardia i discepoli dall’avvento, alla fine dei tempi, di falsi profeti che inganneranno tanti, facendo sì che l’amore di molti si raffredderà (Mt 24,11-12).

Come riconoscerli? Dai frutti, metafora che nel linguaggio biblico indica le azioni umane. Come la bontà di un albero è rivelata dalla qualità dei frutti che produce, così il valore di una persona umana si misura dalle sue azioni: “l’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore” (Lc 6,45).

Gesù ci pone davanti a una scelta: percorrere la via mortifera dell’amore di sé o quella che ci apre agli altri e allarga l’orizzonte del nostro vivere. L’ascolto della sua parola dà gioia e freschezza, ma occorre corrispondervi con tutta la nostra esistenza. Allora saremo come un albero piantato lungo il corso d’acqua, che fruttifica ad ogni stagione e le cui foglie sono sempre verdi (Sal 1).

Fratel Salvatore


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