Scegliere chi si desidera servire

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

15 marzo 2017

Mt  6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «24 Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
25 Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28 E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31 Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32 Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33 Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.»


Questo evangelo è un testo quasi poetico di Gesù, in cui possiamo trovare consolazione e forza per le nostre vite.

Gesù ci avvisa che bisogna scegliere chi si desidera servire tra i due padroni e poi ci spiega cosa vuol dire servire il Signore: essenzialmente e concretamente fidarsi e abbandonarsi a lui!

Per sei volte ci invita  a non preoccuparci, a non affannarci.

Il Signore non vuole che viviamo nell’affanno, ci chiede di credere che la nostra vita è nelle sue mani e lui si prende cura di noi. Per questo ci esorta a guardare e osservare la natura, da essa possiamo trarre lezione e consolazione. La bellezza gratuita della natura ci parla di Dio, del suo essere presente e del suo agire, questo non dobbiamo dimenticarlo, il Signore si prende cura di ogni creatura, questa la nostra fede.

La priorità allora non sono le cose materiali, ma il Regno: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”.

Apriamo una strada al Signore operando il bene, operando giustizia, equità, agendo con cura e misericordia, allora la nostra vita sarà segno dell’amore del Signore dove lui può rivelare il suo agire, la sua presenza con la gratuità che lo abita e l’amore per ogni creatura.

Sì, non dobbiamo affannarci per la nostra vita, le preoccupazioni del mondo non permettono al seme buono seminato dal seminatore di crescere, dobbiamo respirare a pieni polmoni la libertà della vita che ci chiede di “essere giocata” ogni giorno con coraggio e fede.

Ogni giorno il Signore ci è vicino e ci dona la forza per viverlo: dacci oggi il nostro pane quotidiano e non abbandonarci alla tentazione della paura e della non fede nel tuo regno tra di noi.

Dobbiamo accettare la precarietà della nostra vita e affidarci al Signore.

“Non preoccupatevi del domani: il domani avrà già le sue inquietudini. A ogni giorno basta la sua pena”.

Péguy ha ricamato su questo tema in modo meraviglioso, facendo parlare direttamente Dio, Dio che non capisce come sia possibile che l’uomo non abbia fiducia in lui…

“Non amo, dice Dio, l’uomo che specula sul domani.
Non amo quello che sa meglio di me cosa farò.
Non amo quello che sa cosa farò domani.
Non amo quello che fa il furbo. L’uomo forte non è il mio forte.
Pensare al domani, che vanità!
Conservate per domani le lacrime di domani.
Ce ne saranno sempre abbastanza,
e quei singhiozzi che vi salgono in gola e che vi strangolano,
pensare a domani, ma avete un’idea di che cosa farò domani?
Che domani farò per voi?
Sapete se io stesso l’ho già deciso?
Non amo quello che non si fida di me.
Credete che io mi diverta, come un re barbaro,
a prepararvi tranelli?
Credete che io passi la mia vita a tendervi trappole e a provare piacere a vedervici cadere dentro.
Io sono un onest’uomo, dice Dio, e agisco sempre in modo diritto …
Tutta la furbizia che ho è la furbizia della mia grazia
che così spesso gioca con il peccatore per la sua salvezza,
per impedirgli di peccare.
Che seduce il peccatore, per salvarlo. Ma credete,
credete veramente che io, Dio, mi diverta a metterli in croce
e a fare ciò che un onest’uomo non farebbe?
Io sono un buon cristiano, dice Dio”.

sorella Roberta


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