Il cuore e il tesoro

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

14 marzo 2017

Mt  6,19-23

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «19 Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; 20 accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. 21 Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
22 La lampada del corpo è l'occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; 23 ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»


Al cuore del discorso della montagna Gesù ci consegna, secondo il primo evangelista, la preghiera delle preghiere: il Padre nostro. Parola che ci conduce all’essenziale della nostra vita umana e cristiana: la ricerca del regno di Dio e della sua giustizia, il pane quotidiano, il perdono. Questa parola di Gesù è invito al discernimento sull’autenticità della nostra vita, è cammino verso il nostro cuore, come si evince dall’accento posto da Gesù sulle pratiche di fede, elemosina, preghiera, digiuno che dovrebbero accompagnare con maggiore intensità questo tempo quaresimale.

Ma il cuore per Gesù non è il luogo dei sentimenti, di un buonismo melenso e privo di nerbo quale lo immaginiamo seguendo una certa cultura ancora oggi in auge. Il cuore è l’essenza stessa dell’uomo, è il centro della vita non solo biologica, è verità di ogni essere vivente, è punto di partenza per ogni nostro cammino. Per questo Gesù chiede con insistenza di dimorare nel nostro cuore, per essere per ciascuno di noi via verità e vita (cf. Gv 14,6).

Tutto questo non è un insegnamento donato alla folla o ai discepoli come gruppo, ma una parola puntuale per ciascuno di noi interpellato come “tu” da Gesù stesso. Questo passaggio è netto (cf. Mt 6,3.6.17.21-23). Ponendoci davanti al Signore come un tu, in una relazione personalissima e unica, guardandolo negli occhi vedremo riflessa la nostra verità e potremo riconoscerci suoi figli amati, chiamandolo Padre nostro, di tutti noi figli e fratelli.

Questi occhi negli occhi di Dio, questo cuore nel cuore di Dio, che è la sua Parola, diventano capaci di riconoscere chi si trova nel pianto, capaci di misericordia e mitezza, cuore che arde per la fame e sete di giustizia, di pace dell’umanità.

Questo è il tesoro nascosto nel campo, questo il regno di Dio che non viene in modo clamoroso perché è già in mezzo a noi, dentro di noi. Allora risplenderà la nostra luce davanti agli uomini se, come terreno che accoglie il seme, accoglieremo la sua parola di vita, e il cuore renderà limpido lo sguardo e gli occhi renderanno luminoso tutto il nostro essere. Purezza del cuore e dello sguardo non è meramente una purezza morale, quale “assenza di peccato”, la purezza del cuore è propria di un cuore appassionato all’ascolto della parola di Dio. Risuona in tutta la scrittura come eco inestinguibile la preghiera “Signore, donami un cuore che ascolta”, un cuore che dimori nel tesoro della sua parola che è la vera luce che illumina ogni uomo (cf. Gv 1,9), luce che splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta (cf. Gv 1,5).

Può essere grande la tenebra se il nostro cuore non dimora nella sua parola che è sempre parola di verità, di vita, di misericordia e gioia che niente e nessuno può toglierci (cf. Gv 16,22). La gioia che rende luminosa, trasfigurata ogni esistenza, ogni relazione, ogni cuore.

Fratel Nimal


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