Un’azione di Dio nell’uomo

Atelier iconografico di Bose.
Atelier iconografico di Bose.

13 marzo 2017

Mt  6,7-15

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
9Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.


Ascoltiamo e meditiamo oggi il brano evangelico in cui Gesù insegna ai suoi discepoli come pregare, trasmettendo loro in particolare la preghiera che noi ancora recitiamo ogni giorno, il “Padre nostro”. È un testo che conosciamo bene, o che crediamo di conoscere perché lo sappiamo a memoria. Anzi lo ripetiamo a volte senza neppure pensarci. Occorre allora fare lo sforzo di ascoltare ancora le parole che siamo abituati a pronunciare quasi automaticamente, per farle nuovamente nostre.

L’insegnamento di Gesù sulla preghiera si inserisce tra quelli sull’elemosina e sul digiuno, pilastri della pietà ebraica che Gesù chiede ai suoi discepoli di praticare in modo autentico, cioè non “per essere ammirati dagli uomini” (Mt 6,1), ma “nel segreto” (Mt 6,4.6.18). L’identità del credente infatti è determinata non dallo sguardo degli altri, ma dall’intima relazione filiale intrattenuta con il Padre che è nel segreto e vede nel segreto.

Tale Padre non viene invocato da un flusso di parole, nella speranza in fondo infantile di ottenere così l’esaudimento, ma da alcune domande semplici: la fiducia nel Padre che sa quello di cui hanno bisogno i suoi figli prima ancora che glielo chiedano (v. 8) invalida una preghiera che mirerebbe solo all’appagamento di soddisfazioni personali. Il credente è tuttavia chiamato a esporre le sue richieste davanti al Padre celeste: questo perché la preghiera gli faccia prendere coscienza dei propri bisogni e desideri, e gli insegni a convertirli di fronte a lui. La vera preghiera appare allora non tanto come un’azione dell’uomo su Dio quanto un’azione di Dio nell’uomo.

Il modello di preghiera che Gesù propone colpisce poi per la sua semplicità. Si fonda innanzitutto sull’esperienza personale della relazione del Nazareno con il Padre. L’invocazione iniziale “Padre” richiama infatti la pratica di Gesù di cui i vangeli danno testimonianza (cf. Mt 11,25-26; 26,39.42). In Cristo, la stessa immediatezza di rapporto con Dio è dunque concessa anche al discepolo, che la può condividere con gli altri fratelli e sorelle che insieme a lui invocano il Padre “nostro”.

La preghiera si sviluppa quindi in due momenti. Un primo gruppo di tre richieste riguardano Dio nel suo atto di rivelazione (vv. 9b-10). L’orante non chiede tanto di collaborare con Dio, molto di più: lo chiama a rivelare a tutti chi egli è (v. 9b), a instaurare il suo regno (v. 10) e a compiere la sua volontà (v. 10b). La preghiera impone dunque in primo luogo a chi la innalza un decentramento, un abbandono delle preoccupazioni proprie, ma anche una rinuncia alle pretese di agire per Dio.

Le tre domande che costituiscono la seconda parte concernono i bisogni essenziali di colui che prega: il pane (v. 11) che il Padre concede giorno dopo giorno ai suoi figli, il perdono (v.12) che fa entrare il credente nella logica della grazia del Dio che non restituisce male per male, e la liberazione dalla tentazione (v. 13), la quale non viene dunque mai da Dio (cf. Gc 1,13-14).

Approfondendo per i suoi discepoli la domanda del perdono, Gesù sottolinea infine che la giustizia e la misericordia del Padre celeste nei confronti dei suoi figli non può che tradursi in rapporti giusti e misericordiosi tra figli dello stesso Padre.

 

 

Fratel Matthias


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