Superare le distinzioni

Atelier iconografico di Bose
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9 marzo 2017

Mt  5,20-26

In quel tempo Gesù vedendo le folle, salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «20 Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna.
23 Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!»


La “giustizia superiore” di cui Gesù parla qui è quella che lui ha vissuto: se è vero che, portando a compimento la legge in se stesso, non la abolisce, egli però la trasforma in vangelo, “giogo leggero”, da pesante fardello a cui la riducono i “farisei” di ogni tempo.

Altrove Gesù identifica il “cuore della legge”, da cui tutto dipende, nel duplice comandamento dell’amore, per Dio e il prossimo. L’operazione che fa qui, reinterpretando i singoli precetti non è diversa. Quando parla di “giustizia superiore” è in fondo alla giustizia dell’amore che si riferisce. Qui sta il “cuore nuovo” annunciato dai profeti, che permette di osservare la legge antica. Ma questo “cuore nuovo”, prima di essere del discepolo è quello del Figlio inviato dal Padre che qui si rivela; e così diventa una possibilità anche per il discepolo. Ecco l’evangelo!

Ma in cosa consiste concretamente il “superamento” che questa giustizia proclamata da Gesù svela e invita a compiere? Potremmo dire che consiste nel superare tre distinzioni che sempre siamo tentati di mettere in atto davanti a ogni esigenza della legge di Dio.

La prima è la più evidente: la distinzione tra ciò che è esteriore e ciò che è interiore. Gesù come sempre va alla radice di ogni azione, che è nel cuore dell’uomo: di là esce o non esce ogni osservanza o trasgressione della legge. Limitarsi a ciò che esteriore è pura ipocrisia. L’ira, in quanto moto interiore contro l’altro, è già un uccidere l’altro nel proprio cuore: la differenza è solo di grado, non sostanziale.

La seconda distinzione da superare è quella tra colpevole e innocente, tra dovuto e non-dovuto, distinzione che diventa principio di autogiustificazione, quando addirittura non innesca un principio di reciprocità e quindi di vendetta. Siamo invitati a farci carico anche dell’ira che il fratello ha contro di noi, non solo di quella che abbiamo contro di lui. L’ira del fratello mi riguarda: trascurarla andando sicuro verso l’altare, vuol dire chiudere gli occhi del cuore insieme a quelli del corpo; mi espone a un atteggiamento altrettanto ipocrita di chi osserva la legge in modo esteriore, e presentandomi all’altare forse onorerò Dio con le labbra, ma non con il cuore – con tutto il cuore – perché il cuore non è solo mio ma appartiene al corpo comunitario in cui Dio mi ha inserito.

Infine, la terza distinzione che Gesù fa saltare è proprio quella che tende a separare l’amore di Dio dall’amore del prossimo, come due compartimenti stagni. Dio nell’insegnamento di Gesù non pretende mai qualcosa per sé che non sia anche simultaneamente “per l’uomo”, e l’amore di Dio non può mai essere in concorrenza con l’amore dei fratelli (“Voglio amore, misericordia e non sacrifici!”). Anzi l’amore per Dio nelle parole di Gesù è proprio ciò che dovrebbe permettere di conformarsi all’amore folle che il Padre celeste spande come pioggia su giusti e ingiusti.

Solo così, con un cuore liberato dai suoi limiti angusti, possiamo assumere anche noi lo stesso atteggiamento gli uni verso gli altri e raggiungere quel “di più” evangelico in cui consiste la vera giustizia, la giustizia del samaritano che supera la legge del sacerdote e del levita.

Fratel Luigi


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