Gesù, il compimento

Atelier iconografico di Bose
Atelier iconografico di Bose

8 marzo 2017

Mt  5,13-19

In quel tempo Gesù vedendo le folle, salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. 17 Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18 In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.


“Non sono venuto ad abolire, ma a compiere”, dice Gesù. In Matteo colpisce la frequenza del verbo “compiere” (pleróo), ben 17 volte. C’è una pienezza che ci attende: questo compimento è il Vangelo, è Gesù.

Più spesso (13 volte) questo verbo compare in una formula fissa: “Questo avvenne affinché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta…”. Gli eventi della vita di Gesù sono letti quale realizzazione del desiderio di Dio annunciato dai profeti e contenuto nelle Scritture.

Nei restanti casi risuona in bocca a Gesù. Se si esclude il suo uso per indicare una rete che si riempie di pesci (cf. Mt 13,48), Gesù se ne serve sempre con un significato pregnante. Al Giordano, ribatte a Giovanni che non vorrebbe battezzarlo: “Lascia fare, perché conviene che compiamo ogni giustizia” (Mt 3,15). Giustizia che è il disegno d’amore di Dio: un disegno che si compie attraverso vie inattese, “scandalose”, come quella di un Messia che, quale primo atto pubblico, sceglie di mettersi in fila con i peccatori e di farsi immergere per la remissione dei peccati, pur senza averne bisogno. Ma solo così può indicare la volontà d’amore del Padre per ogni essere umano, a partire dai peccatori pubblici, segno manifesto di ciò che tutti noi siamo: uomini e donne bisognosi del perdono e dell’amore come dell’aria.

Per questo Gesù dice ai suoi discepoli: “Se la vostra giustizia non abbonderà più di quella di scribi e farisei, non entrerete nel Regno” (Mt 5,20). Compimento significa dunque anche sovrabbondanza, riempimento oltre la capienza: una fontana non cessa di far scorrere l’acqua, anche se il bicchiere che le si accosta è già colmo… Il Vangelo non si comunica a chi lo addomestica secondo i calcoli della convenienza, a chi vorrebbe contenerlo negli otri vecchi del “religioso” (cf. Mt 9,17). Il Vangelo è il tesoro per il quale, una volta trovatolo, si vende tutto (cf. Mt 13,44). Chi invece fa riserve, merita il rimprovero rivolto da Gesù agli uomini religiosi: “Voi portate a compimento la misura dei vostri padri” (Mt 23,32). Chi calcola troppo, chi vuole “ingabbiare” il Vangelo, paradossalmente fa traboccare lo spreco della propria vita, nella trita ripetizione di schemi religiosi che non testimoniano Dio, ma ne fanno bestemmiare il nome e svuotano il Vangelo stesso.

Ecco allora la posta in gioco nella decisiva affermazione di Gesù “Sono venuto a compiere” la Scrittura, il disegno di Dio: il compimento come sovrabbondanza di vita e come capacità di mettere in pratica. Sì, perché la sovrabbondanza del Vangelo va vissuta, non sbandierata a parole. Gesù ha compiuto l’umano, lo ha messo in pratica per insegnarci a fare lo stesso, lo ha incarnato con quella sovrabbondanza che mai si esaurirà: “Sono venuto perché abbiano la vita in abbondanza” (Gv 10,10). E questo compimento – per lui, con lui e in lui – passa a noi. Come? Obbedendo a ciò che Gesù ci chiede. Essere sale della terra, cioè contribuire a darle sapore e senso; non rendendo il mondo una saliera! Essere luce del mondo, riflettendo la luce di Cristo (“Io sono la luce del mondo: Gv 8,12), per aiutare altri a illuminare e squarciare le tenebre; non rinchiudendo entro le proprie mura come prigionieri quanti entrano nella città, né abbagliandoli in modo violento, il che finirebbe per condurli fuori strada.

Perché, invece di restare sulla via tracciata da Cristo, ci inventiamo strade che non portano da nessuna parte, che non compiono il cammino, ma lo conducono verso sentieri senza uscita? Compiere con Gesù Cristo è vivere come e con lui: lui che – parafrasando Ireneo – “ha portato ogni compimento portando se stesso”.

Fratel Ludwig


17 02 14 bottone calendario


 Se desideri ricevere via email “Il Vangelo del giorno” iscriviti alla lista Leggere il Vangelo con noi.