Una rinuncia fatta nella libera obbedienza

Atelier iconografico di Bose
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6 marzo 2017

Lc  5,27-32

In quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.


Mentre cammina lungo il mare di Galilea, Gesù vede alcuni pescatori intenti al loro lavoro e li chiama. Il Vangelo secondo Matteo non sta riportando la cronaca storica della chiamata dei primi discepoli, ma ne offre una lettura teologica, spirituale. Gesù non sta passando in uno spazio sacro – nel tempio o nella sinagoga –, chiama quei pescatori mentre erano intenti al loro lavoro ed essi hanno colto quello sguardo pieno d’amore che tocca il cuore e chiede una risposta.

“Venite dietro a me”. È qui delineata l’intera vita del discepolo: stare dietro a Gesù in ogni circostanza. Questa è la domanda che dovrebbe accompagnarci nel nostro quotidiano: come posso vivere l’oggi, felice o doloroso che sia, stando dietro a Gesù?

Quando si è colto lo sguardo d’amore del Signore su di sé, allora è possibile rinunciare a ogni altra cosa, anche al lavoro (“lasciarono le reti”: Mt 4,20), ai legami e agli affetti naturali (“lasciarono la barca e il padre”: Mt 4,22). È una rinuncia fatta nella libera obbedienza a qualcuno da cui ci sentiamo amati, è una rinuncia possibile perché si è convinti di guadagnare il centuplo (cf. Mt 19,29: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”).

Questi primi discepoli non sanno molto, non hanno capito molto, ignorano quali saranno i passi successivi. Non è importante. Sanno poco anche di Gesù, forse sanno anche poco di se stessi e di che cosa li aspetta. Non è importante. Il discepolo è uno che non ha nulla di più caro del Cristo Gesù ed è quest’amore che permette di lasciare tutto subito, senza compromessi, volgendo lo sguardo al Signore.

Recita una celebre preghiera di John Henry Newman: “Conducimi tu, luce gentile, conducimi nel buio che mi attornia. La notte è scura e la casa è lontana … Guida i miei passi. Non chiedo di vedere lontano, mi basta un passo solo, il primo passo”. Ecco quella che dovrebbe essere la nostra preghiera.

Eppure lungo il cammino si insinua la tentazione di addolcire le esigenze radicali del vangelo. Di fronte all’asprezza di questa vita “impossibile” senza il sostegno costante della misericordia del Signore, spesso i cristiani sono tentati di trovare soluzioni accomodanti: una povertà “un po’ meno povera”, un’obbedienza alle esigenze del vangelo un po’ più adattata alle nostre personali esigenze, un cristianesimo senza croce che crei “il benessere” in questa vita e il paradiso nell’altra, una vita, in sostanza, in cui il già della fede cristiana prevale sul non ancora fino a dissolverlo. Ma allora perdiamo sapore (cf. Mt 5,13); la nostra vita diventa banale, vuota, inoffensiva. Sarà la tentazione di Pietro che quando Gesù annuncia con chiarezza l’avvicinarsi della passione e della morte, esce in quel grido: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!” (Mt 16,22; forse in quel “non ti accadrà mai” è compreso anche il “non ci accadrà mai!”). Pietro rimprovera Gesù, ma Gesù non rimprovera Pietro, gli dice semplicemente: “Torna dietro a me”. Sembra sapere che Pietro, e noi con lui, era tentato di passargli davanti, di essere lui a stabilire la via, e Gesù lo richiama a stare al suo posto, dietro al Signore.

sorella Lisa


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