«Sii purificato!»

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12 gennaio 2017

Mc  1,40-45

In quel tempo 40 Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41 Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42 E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43 E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44 e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45 Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Mi ha sempre colpito il fatto che Marco, fin dal primo capitolo del suo vangelo, riporti la testimonianza di una disobbedienza netta ed esplicita a Gesù. “E ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: ‘Guarda di non dire niente a nessuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote”. Ma il lebbroso guarito non riuscì a tener la bocca chiusa, “si mise a divulgare l’accaduto”.

Secondo la legge i lebbrosi dovevano restare a distanza e avvertire tempestivamente della loro presenza perché gli altri potessero allontanarsi. Erano chiamati “morti vivi” e la loro malattia era considerata un castigo per i peccati commessi. Miriam, la sorella di Mosè, divenne lebbrosa “come uguale alla morte” perché aveva sparlato del fratello, si dice nella versione greca di Numeri 12,12. Gesù guarisce il lebbroso liberandolo dall’emarginazione di cui era fatto oggetto, liberandolo dai devastanti e strazianti sensi di colpa scatenati dentro di lui da chi lo considerava non un malato di cui aver compassione e amorevole cura, ma un peccatore castigato da Dio da allontanare dalla comunità.

Gesù spezza il nesso peccato-malattia, un nesso che a volte ancor oggi noi cristiani fatichiamo a spezzare; di alcune malattie, forse non di quelle fisiche. Gesù è mosso da compassione per questo povero uomo; tende la mano, lo tocca, lo guarisce. Toccare un lebbroso significa rischiare la contaminazione, significa essere disposti a prendere su di sé il male dell’altro. Quando Gesù gli chiede severamente il silenzio e il rispetto della legge, l’uomo guarito disobbedisce, subito, senza alcuna esitazione; è troppo felice, proclama e divulga l’accaduto senza pensare alle conseguenze.

Quante volte noi pretendiamo che qualcuno, qualcuna a cui “abbiamo fatto del bene” faccia quello che vogliamo noi; quante volte pretendiamo di “telecomandare” la vita dell’altro nella convinzione di sapere quello che è bene per lui! Ci comportiamo come se l’altro ci appartenesse, tanto più se ci è capitato di aiutarlo in qualche occasione. Gesù non ottiene obbedienza, dice quello che ha da dire, e poi si fa carico delle conseguenze del comportamento forse un po’ imprudente del lebbroso guarito.

Al termine del racconto troviamo che a dover restare lontano dai luoghi abitati e a doversi nascondere in luoghi deserti non è più il lebbroso, ma è Gesù. Ha perso qualcosa della sua libertà, ha preso su di sé i pesi di quel suo fratello in umanità.

sorella Lisa


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