«Tutti ti cercano!»

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11 gennaio 2017

Mc  1,29-39

29 In quel tempo Gesù e i suoi discepoli, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31 Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
32 Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34 Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
35 Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37 Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38 Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


La giornata di Gesù a Cafarnao, scandita dall’avverbio “subito... subito”, è densissima di attività, serrata nei tempi e segnata dalla “totalità”: “gli portavano tutti i malati e gli indemoniati… tutta la città era riunita davanti alla porta… tutti ti cercano!”. Un’attività vorticosa, perfettamente dominata, ordinata. Questo ci impressiona e contiene una domanda: “La nostra giornata somiglia alla sua?”

Nessuna ansia-ossessione in Gesù, nessuna confusione, c’è invece chiarezza, compostezza e urgenza. L’urgenza delle cose fatte bene e fino in fondo. Tocca a lui e non ad altri. Senza nervosismi, lamentele o arrabbiature. Sono le cose che silenziosamente ci chiamano e ci giudicano, non gli altri, che magari tacciono, per quieto vivere.

Gesù è passione: “Colui che si perde a causa della propria passione avrà perso meno che se perdesse la sua passione” dice un adagio attribuito a Sant’Agostino. E gli fa eco un contemporaneo: “Tout homme d’amour est un homme de douleur”, “Ogni uomo d’amore è un uomo di dolore” (e non viceversa). Gesù incontra gli indemoniati, i malati, e “li avvicina”, li cura con la sua presenza ardente, attentissima. Conoscere un uomo, una donna capace di questo amore vero e intelligente, vederlo, sentirne la presenza accanto a noi, è la più grande terapia, accresce la vita, libera energie inaspettate nel nostro profondo.

Gesù cura la suocera di Pietro in giorno di sabato “prendendola per mano”, cosa proibita secondo la legge, perché toccare una persona ammalata, e perciò in condizione di impurità, significa assumere quella impurità. Ma Gesù va oltre: tutte le volte in cui si è trovato in conflitto tra l’osservanza della legge e il bene dell’uomo, la sofferenza dell’uomo, non ha avuto esitazioni, ha scelto sempre il bene dell’uomo.

La forza segreta dell’amore è la sottomissione: Gesù è uno spossessato, fa vita comune con i discepoli, dorme in casa altrui, il tempo non gli appartiene e per lui non c’è più né notte, né alba. Egli che è la luce è condotto dove non vorrebbe andare, nel buio, dopo il tramonto e prima del sorgere del sole. Nella preghiera in luoghi deserti portava tutto questo. È un uomo per gli altri, senza platealità: è il suo essere. Questa sottomissione è terapeutica, lenisce, solleva, salva. “Quando una persona si inchina davanti all’altra, la civiltà è salva”, diceva Cristina Campo, e questo è molto vero, a partire dai nostri piccoli rapporti quotidiani.

Infine, la libertà di Gesù: “Tutti ti cercano!”. Risponde: “Andiamo altrove!”. Libertà da ciò che ci asservisce, dai legami di carne e di sangue, dalle piccinerie, da ciò che pensano e dicono gli altri, dal nemico che ci siamo costruiti per sentirci qualcuno, e anche dalle cose buone e belle, che restano un dono: le ritroveremo davanti a noi.

fratel Lino


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