La Pasqua del Signore

Mark Wallinger, Ecce Homo, 2001
Mark Wallinger, Ecce Homo, 2001

«Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture, e apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-4): questa è la prima e originaria confessione della fede cristiana, formulata dall’apostolo Paolo nella sua Prima lettera ai cristiani di Corinto. La Pasqua di Cristo, la sua passione, la sua morte in croce e la sua resurrezione, è il cuore della fede cristiana, ed è per i discepoli del Signore la condizione di possibilità della loro fede: «Se Cristo non è risorto, la vostra fede è vana» ricorda ancora l’Apostolo (1Cor 15,17). La fede cristiana non può dunque sussistere senza la resurrezione di Cristo; questa è la ragione per cui i cristiani non possono vivere senza celebrare ogni anno la Pasqua del Signore. 

La liturgia delle Palme, con la quale si apre la Settimana santa, è preludio alla Pasqua del Signore. Al canto dell’Osanna e con le palme innalzate, la chiesa segue come discepola il suo Signore nel cammino verso la croce, per morire con lui e in lui risorgere a vita nuova. 

Nelle liturgie della sera del giovedì santo, del venerdì santo, del sabato santo e della santa domenica di resurrezione, si fa memoria dei gesti compiuti da Gesù, delle sue parole e degli avvenimenti da lui vissuti negli ultimi giorni di vita. Si ricorda per non dimenticare, perché solo con l’anamnesi si vince l’amnesia, solo con il ricordo e la memoria si sconfiggono la dimenticanza e l’oblio: quando un avvenimento non è più ricordato è come se esso non fosse mai avvenuto. Se i cristiani, quindi, non celebrassero ogni anno il memoriale della morte e della resurrezione di Cristo, Cristo stesso sarebbe dimenticato, il dono del suo corpo e del suo sangue per la salvezza di tutti gli uomini non verrebbe celebrato con azione di grazie. 

Il memoriale che si celebra nelle liturgie pasquali, per l’azione dello Spirito santo, è un ricordo efficace. Per questo, nei santi giorni del Triduo pasquale, giorni di attento ascolto delle Scritture, di prolungata preghiera dei salmi, giorni di lode, di adorazione e di supplica, facendo in tutto e per tutto memoria della morte e resurrezione di Gesù i cristiani confessano che quegli avvenimenti hanno un senso per loro oggi. Celebrare ogni anno la Pasqua del Signore, ricordare e rivivere i suoi gesti e le sue parole, è confessare la fede nella resurrezione di Cristo, è affermare di credere che la vicenda di quell’uomo, Gesù di Nazaret, come lui ha vissuto e come lui è morto ed è tornato alla vita, possiede ancora oggi un valore e un significato grandi per la vita degli uomini e per l’intera storia dell’umanità. 

Per questo, la celebrazione memoriale della Pasqua del Signore rende i cristiani contemporanei alla Pasqua di Cristo, una contemporaneità che consiste nella permanenza di senso oggi per ogni credente dell’evento che egli celebra nelle liturgie pasquali. Se la Pasqua di Cristo ha senso oggi per il cristiano, egli è contemporaneo alla Pasqua e la Pasqua è contemporanea a lui: qui sta l’importanza decisiva delle celebrazioni liturgiche pasquali nella vita dei credenti. La Pasqua di Cristo, infatti, è ancora oggi salvezza se a essa ogni discepolo del Signore aderisce con l’intera sua esistenza. La ragione per cui la chiesa celebra annualmente le liturgie del Triduo santo è quella di far conoscere e far penetrare nei cristiani e in ogni uomo tutta la storia della salvezza illuminata dal soffrire, dal morire e dal risorgere di Gesù, e dunque dall’intera sua vita donata per la salvezza del mondo. 

Confessare ogni anno nelle liturgie della Pasqua del Signore che «Cristo è risorto dai morti» (cf. Mt 28,7) significa gridare a ogni uomo, a ogni essere vivente e a tutta la creazione che «l’amore è più forte della morte» (cf. Ct 8,6).