sorella Maria di Campello

(1875 – 1961)

Valeria Pignetti, che prese poi il nome di Sorella Maria,  nacque a Torino nel 1875 da una famiglia di media borghesia. Il padre Bartolomeo, figlio di contadini della zona di Mondovì, era insegnante. Lontano dalla pratica religiosa ma profondamente sensibile, morì quando la figlia aveva solo dieci anni. Valeria ricevette l’educazione religiosa dalla nonna, sorella dell’allora vescovo di Alba, che le leggeva l’evangelo in francese. A vent’anni era maestra elementare, con diplomi in ginnastica e lingua francese. La scelta di entrare in un ordine religioso fu presa nell’ottobre del 1900. Il 24 maggio del 1901, varcò la soglia delle Francescane missionarie di Maria, congregazione francese fondata nel 1876 da Marie de la Passion, sull’onda dell’impetuosa espansione missionaria del cattolicesimo nel secondo Ottocento.

Maria rimase presso questa congregazione fino al 24 aprile 1919. Di salute cagionevole, la giovane fu costretta a rinviare i voti definitivi fino al 1908 e poi a rinunciare alla missione fuori dall’Italia. Mentre approfondiva il senso della propria vocazione attraverso la meditazione costante della Bibbia e delle fonti francescane, si rese sempre disponibile agli incarichi che via via le furono affidati: prima a Firenze, dove diresse un’opera di protezione delle giovani e una casa famiglia, in cui erano accolte, in attesa di una sistemazione definitiva, poi ad Assisi presso case della congregazione; quindi a Grottaferrata, infine a Roma. A Roma durante la prima guerra mondiale divenne superiora dell’ospedale angloamericano. Fu proprio qui che maturò la sua  nuova vocazione e nel 1919  le fu data la dispensa dall’ordine delle Francescane missionarie non senza un profondo dolore. Da quel momento ebbe inizio il suo peregrinare  alla ricerca di un “rifugio”, nella povertà e nella precarietà quotidiana. Si trattava fin dagli inizi di una piccolissima comunità itinerante nel solco e nello spirito della prima tradizione francescana. Il 21 novembre 1922 aveva inizio qualcosa di più stabile nelle vicinanze dei casolari di Poreta, a tre chilometri da Campello. Maria e le altre sorelle che nel frattempo si erano aggiunte rimasero lì fino alla salita all’Eremo di Campello  nel luglio del 1926.A Maria e Immacolatella si aggiunsero via via altre sorelle: Antonietta, la piccola Pia, Jacopa cieca dalla nascita che divenne la più vicina e fidata compagna di Maria. A questo nucleo iniziale, che negli anni successivi non superò mai il numero di quindici, faceva poi riferimento un ampio numero di sorelle e fratelli non conviventi e di persone amiche tra cui l’anglicana Amy Turton di Siena. La connotazione ecumenica del gruppo era rafforzata anche dai legami di Maria con il pastore valdase Giovanni Luzzi e con Sadhu Sundar Singh, mistico indiano convertito all’anglicanesimo. Questa dimensione ecumenica era anche aperta a tutti i veri cercatori di Dio, oltre i confini del cristianesimo. Maria aveva una straordinaria capacità di intrecciare relazioni con chiunque coltivasse una sincera ricerca religiosa. Un posto particoalare aveva poi per Maria il rapporto con l’oriente religioso e in particolare con la “cara India”: nel 1931 strinse amicizia con il Mahatma Gandhi, “pietra miliare verso la Verità e il Regno”, e successivamente con Lanza del Vasto. Morì nel suo Eremo il 5 settembre 1961 senza vedere la primavera che il Concilio avrebbe dischiuso per la chiesa che lei tanto aveva amata.

- Sorella Maria di Campello , Giovanni M. Vannucci, {link_prodotto:id=318} – Lettere scelte (1947-   1961), a cura di Paolo Marangon, Edizioni Qiqajon, Bose 2006

- Sorella Maria di Campello,  Primo Mazzolari, {link_prodotto:id=729}. Carteggio (1925 – 1959), a cura di Mariangela Maraviglia, Edizioni Qiqajon, Bose 2007

Franz Jägerstätter

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Nato il 20 maggio 1907 da Rosalia Huber e Franz Bachmeier a Sankt Redegund (Alta Austria), crebbe presso la nonna Elisabeth Huber, perchè i genitori erano troppo poveri per sposarsi. Nel 1917 sua madre sposò il contadino Heinrch Jägerstatter, che adottò Franz. Quando il padre adottivo morì senza figli nel 1933, Franz ereditò la proprietà. Nel 1936, sposò Franziska Schwaninger. Lo studio della Scrittura e la frequentazione della chiesa lo portarono alla convinzione che la sua fede cattolica fosse incompatibile con il nazionalsocialismo. Dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania nazista, il 12 marzo 1938, Jägerstätter rifiutò l’incarico di sindaco che gli era stato offerto. In occasione del plebiscito sull’annessione, il 10 aprile, fu l’unico a votare “no” nel suo paese. Jägerstätter espresse la sua resistenza al nazionalsocialismo non partecipando più alla vita pubblica del paese, rifiutando facilitazioni offerte dal partito nazista.

 Nell’estate del 1940 Jägerstätter venne arruolato nella Wehrmacht, ma dopo pochi giorni potè ritornare alla sua fattoria grazie all’intervento del Sindaco. Nell’ottobre 1940 egli venne richiamato alle armi per la formazione da recluta presso Enns. Là entrò nel Terzo ordine di san Francesco l’8 dicembre 1949. Su richiesta del suo Comune venne dichiarato “indispensabile”, potè tornare alla sua famiglia e divenne in seguito sacrestano della sua parrocchia. L’esperienza negativa nell’esercito e il programma nazionalsocialista sull’eutanasia che conobbe in quel periodo rafforzarono la sua decisione di non tornare alla vita militare. Dichiarò anche apertamente che, come cattolico credente, non poteva prestare servizio militare, poichè lottare per lo Stato nazionalsocialista sarebbe stato contrario alla sua coscienza. Il suo ambiente cercò di dissuaderlo, ricordandogli le responsabilità verso la propria famiglia, ma i suoi principi non vennero indeboliti. Perfino il vescovo della diocesi di Linz lo consigliò di desistere dall’obiezione di coscienza.


 Sua moglie Franziska lo sostenne in questa decisione, benchè conscia delle conseguenze. Il 23 febbraio 1943 ricevette la chiamata dalla Wehrmacht nella città di Enns, dove si presentò il 1 marzo. Dopo aver manifestato l’intenzione di obiettare venne trasferito nella prigione militare per gli indagati di Linz. Solo lì seppe che anche altre persone rifiutavano il servizio militare, e che opponevano resistenza al nazionalsocialismo. Il 4 maggio venne trasferito a Berlino-Tegel. Lì si rifiutò ancora di ritirare la sua obiezione di coscienza. Il 6 luglio il Tribunale di guerra del Reich di Berlino-Charlottenburg lo condannò a morte per sovversione dell’esercito. La sentenza venne eseguita il 9 agosto 1943 a Brandenburg an der Havel.

- Gordon Zahn, “Il testimone solitario. Vita e morte di Franz Jagerstatter”, Gribaudi, Torino 1968
- Il capitolo “Un nemico dello stato” (pp. 76-86) in Thomas Merton, “Fede e violenza”, prefazione di Ernesto Balducci, Morcelliana, Brescia 1965

Etty Hillesum

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Nata il 15 gennaio 1914 a Middelburg (Paesi Bassi). Suo padre è professore, poi direttore del liceo, sua madre, di origine russa, è scappata dal progrom; dei suoi due fratelli uno diverrà medico, l’altro Mischa, sarà un pianista geniale. Etty, studentessa molto dotata, intraprende gli studi di diritto e psicologia ad Amsterdam nel 1932. Nel 1940 l’occupazione dei Paesi Bassi da parte dei nazisti determina il destino dei centoquarantamila ebrei del paese. Etty non si rassegna alle umiliazioni quotidiane che l’occupante infligge a un’intera popolazione: divieto d’usare i mezzi pubblici, di frequentare i parchi, i negozi di verdura fresca “a salvaguardia della salute degli ariani”, e via dicendo.
Scrive nel Diario: “Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose. Si deve insegnarlo agli ebrei... Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: col nostro sentirci perseguitati, umiliati, oppressi, col nostro odio e la millanteria che maschera la paura. Certo che ogni tanto si può essere tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così.


E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sè: e lavorare ‘a se stessi’ non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di trasformarlo in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo -. È l’unica soluzione possibile... Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra”.
È in questo tempo che incontra Julius Spier, che diverrà suo analista. Ne diverrà in seguito assistente, amante e compagna intelelttuale. È lo stesso Spier a iniziare alla Bibbia la giovane ebrea, fino ad allora del tutto ignorante riguardo al libro che aveva modellato l’identità storica e prirituale dei suoi avi. Etty aveva accolto quet’iniziazione con sollecitudine. Si rendeva conto che si trattava ben altro che di impressioni puramente letterarie.
Nel 1941 inizia a scivere un Diario nel quale traccia il suo itinerario spirituale percorso dall’8 marzo 1941 al 7 settembre 1943, data della sua deportazione ad Auschwitz.


I suoi amici comunisti e trotzkisti erano entrati nella resistenza. Preoccupati per il futuro di Etty le avevano offerto a più riprese un rifugio nella clandestinità, ma aveva sempre rifiutato. Etty si era resa conto che l’immensa maggioranza degli ebrei destinata alla deportazione era di condizioni modeste e che molti erano autentici poveri. Aveva allora sollecitato un impiego presso il Consiglio ebraico di Amsterdam che, dopo qualche tempo, l’aveva inviata al campo di transito di Westerbork per assumervi un servzio “d’aiuto sociale presso la popolazione in transito”. Leggiamo nell’ultima pagina del suo Diario in data 12 ottobre 1942: “ Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l’ho distribuito agli uomini... Erano così affamati, e da tanto tempo”.
Il 7 settembre del 1943 Etty parte, insieme a tutta la sua famiglia, su un convoglio destinato ad Auschwitz dove morirà, secondo un comunicato dell Croce Rossa, due mesi e mezzo più tardi, il 30 novembre 1943.
Il suo Diario, contrariamente a quello dell’adolescente Anna Frank, non fu pubblicato che nel 1981, solo in parte, dopo un seppellimento durato quaranta anni, prima in neerlandese, poi in una decina di lingue. Percorrendo il volume, ciò che di primo acchito colpisce, è quanto questo testo, redatto mezzo secolo fa, sia ancora attuale. Attuale in quanto ci immerge nel cuore dei nostri interrogativi contemporanei sulla dimensione tragica degli eventi che hanno così profondamente segnato la storia dei popoli europei del XX secolo.

- Etty Hillesum, Diario 1941-1943, a cura di J.G. Gaarlandt, Adelphi, Milano, 1985

Dorothy Day

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Dorothy Day è stata una giornalista e attivista sociale anarchica, membro dell’ Industrial Workers of the World statunitense, famosa per le sue campagne di giustizia sociale in difesa dei poveri e dei senza casa.

Nella vita di Dorothy Day, il punto di svolta è la sua conversione al cattolicesimo; la fede si fonde con la sua esperienza di vita politica e sociale, iniziando una singolare presenza, non solo sindacale, con i lavoratori statunitensi.
Insieme a Peter Maurin ha fondato il Catholic Worker Movement nel 1933; il movimento iniziato con la pubblicazione del giornale Catholic Worker, fu avviato per delineare una nuova collocazione neutrale e pacifista (negli anni trenta sempre più lacerati dalle guerre), che sposava la nonviolenza e l’ospitalità degli impoveriti e dei diseredati.
Dorothy Day aprì in seguito “una casa dell’ospitalità” nei quartieri poveri di New York. Il movimento si diffuse rapidamente in altre città degli USA, in Canada, in Gran Bretagna: dal 1941 sono state fondate più di trenta comunità, ognuna indipendente, ma tutte affiliate ai Catholic Workers. Oggi esistono ben più di cento comunità, incluse alcune in Germania, Olanda, Irlanda, Svezia, Messico, Australia e Nuova Zelanda.


 Tra i suoi scritti l’opera più importante è la sua autobiografia The Long Loneliness pubblicata nel 1952. Un resoconto di Dorothy Day sul movimento Catholic Workers, Loaves and Fishes, fu pubblicato nl 1963.
Le è stato dedicato un film, Entertainig Angels: The Dorothy Day Story, sulla sua vita e le lotte da lei intraprese (1996), nonché un lungometraggio documentario, Dorothy Day: Don’t Call me a Saint (2006), premiato alla Marquette University, dove è stato aperto un archivio dei suoi documenti il 29 novembre 2005.

Dorothy Day, Una lunga solitudine. Autobiografia, Jacka Book, Milano, 1984

Thomas Merton

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monaco trappista e poeta (1915- 1968)

Nato in Francia nel 1915 si trasferì con la famiglia nel 1916 negli Stati Uniti. Dopo la morte della madre nel 1920 ritornò dal padre in Francia. Nel 1928 fu mandato a studiare in Inghilterra per ritornare nuovamente in America nel 1934. I primi anni della sua vita furono plasmati dalla sensibilità artistica di entrambi i genitori: suo padre era un fine pittore e musicista, sua madre una donna dotata, benché dura. Anch’egli, dotato non solo intellettualmente ma anche artisticamente, era uno scrittore, un artista, un fotografo. Ebbe una drastica conversione e dopo essere stato battezzato nel 1938 entrò dai trappisti nel 1941 nell’abbazia di Nostra Signora del Gethsemani in una zona remota del Kentucky. La sua eredità letteraria, intellettuale e spirituale è prodigiosa. Tra il 1944 e il 1968 scrisse qualcosa come cinquanta libri, senza includere le lettere, i diari e i saggi che sono stati pubblicati postumi. Thomas Merton è stato un pensatore che ha fatto scuola nei tre ambiti tematici religiosi più importanti dell’ultima metà del XX secolo: ecumenismo, giustizia sociale e spiritualità contemplativa.

 T. Merton
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