Monaci di pace - Incontro con il Dalai Lama

Martedì 19 settembre il fondatore di Bose fr. Enzo Bianchi ha incontrato sua santità il Dalai Lama a Firenze, nel contesto del Festival delle Religioni. Il dialogo tra le religioni nel mondo attuale è stato il tema dell’intervento del Dalai Lama, con il quale hanno in seguito interloquito fr. Enzo, l’imam di Firenze Izzedin Elzir, presidente dell'Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, il giurista Joseph Weiler, già rettore dell'Istituto Universitario Europeo, moderati dalla presidente della Rai Monica Maggioni. Riportiamo di seguito l’intervista rilasciata da fr. Enzo al Corriere della sera a margine della giornata.


Corriere della sera - Corriere fiorentino
20 settembre 2017

Uno sguardo intenso e una tiratina alla barba bianca. Così il Dalai Lama ha salutato, in mezzo al palco, Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose. «Non ci eravamo mai incontrati ha detto Bianchi con una punta di commozione - ma ci conosciamo bene. Ho letto i suoi testi, lui ha letto i miei. Ho venerazione per lui, è un monaco di pace e alcuni suoi insegnamenti sono importanti anche per noi cristiani».

Prima fra tutti, quello per cui «il nostro più grande nemico può diventare maestro». Per il fondatore di Bose «è un concetto folgorante, che si addice al comandamento dell'amore per il nemico predicato da Gesù». Un insegnamento nei dilemmi del nostro tempo, terrorismo incluso: «Gli atti di violenza dei terroristi vanno condannati in modo netto e assoluto. Allo stesso tempo, è importante rispondere senza ulteriore violenza e, soprattutto, tentando di capire le radici di questo rancore e di questa violenza ehe prende le forme del terrorismo, altrimenti potremo forse vincere qualche battaglia, ma non troveremo mai la radice di quel male». Ecco perché, «di fronte al nemico, dobbiamo avere il coraggio di interrogare noi stessi, trarre occasione per capire quanto egoismo c'e dentro di noi, proprio noi che non accettiamo critiche».

Quel noi, nel pensiero di Bianchi, talvolta si trasforma nell'Occidente: «Noi siamo andati nei loro Paesi spesso con atteggiamento coloniale, in quel momento il rancore è diventato il germe che, con i nuovi soprusi e l'ideologia religiosa folle, può scatenare tutto il male che ci circonda».

In questo processo, per Bianchi è cruciale il ruolo dell’Islam: È necessario che tutti gli imam e tutti i musulmani manifestino con forza
l'ostilità al terrorismo, come accaduto in Francia e non ancora in Italia».

Pubblicato su: Corriere della Sera