Monaci di pace - Incontro con il Dalai Lama

Corriere della sera - Corriere fiorentino
20 settembre 2017

Martedì 19 settembre il fondatore di Bose fr. Enzo Bianchi ha incontrato sua santità il Dalai Lama a Firenze, nel contesto del Festival delle Religioni. Il dialogo tra le religioni nel mondo attuale è stato il tema dell’intervento del Dalai Lama, con il quale hanno in seguito interloquito fr. Enzo, l’imam di Firenze Izzedin Elzir, presidente dell'Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, il giurista Joseph Weiler, già rettore dell'Istituto Universitario Europeo, moderati dalla presidente della Rai Monica Maggioni. Riportiamo di seguito l’intervista rilasciata da fr. Enzo al Corriere della sera a margine della giornata.

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Un tempo di dialogo e comunione

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L'Osservatore Romano 5 settembre 2017

in occasione della XXV edizione del Convegno internazionale di spiritualità ortodossa
Un “convegno” delimita lo spazio di un con-venire: letteralmente, un venire assieme in un luogo di ascolto reciproco e di amicizia, un ambito di simpatia necessario per superare i pregiudizi e intraprendere un cammino serio di conoscenza e accoglienza della ricerca spirituale dell’altro. 

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La fede si fa accoglienza e l’accoglienza suscita la fede!

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L'Osservatore Romano 7 settembre 2017

in occasione della XXV edizione del Convegno internazionale di spiritualità ortodossa
Nell’evento dell’accoglienza dello straniero può avvenire l’incontro con Cristo e nella condizione teologica della stranierità possiamo conoscere più profondamente, in una vera e propria sovraconoscenza (epígnosis), il volto di Dio. Questo il fondamento teologico della nostra azione in favore degli stranieri.

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Il dovere di restare umani

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La Repubblica 11 agosto 2017

L’invito del presidente della CEI, cardinal Bassetti, ad affrontare il fenomeno dei migranti “nel rispetto della legge” e senza fornire pretesti agli scafisti è un richiamo all’assunzione di responsabilità etica ad ampio raggio nella temperie che Italia e Europa stanno attraversando. Un richiamo quanto mai opportuno perché ormai si sta profilando una “emergenza umanitaria” che non è data dalle migrazioni in quanto tali, bensì dalle modalità culturali ed etiche, prima ancora che operative con cui le si affrontano.

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