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Titolo, copertina, quarta sono ben visibili, attirano lo sguardo, ma il contenuto rimane un mistero finché non prendete tra le mani il libro, lo annusate e cominciate a sfogliarlo.

In questa rubrica troverete ogni mese il nostro suggerimento, una pagina scelta per voi, per farvi scoprire tante piccole perle racchiuse nei nostri libri.

Il suo volto e il tuo

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Non amiamo da lontano ma da vicinissimo, nella condivisione di una presenza comune. Si tocca, si sente. Amiamo la bellezza della presenza, e questa si manifesta nel corpo reale di chi amiamo. Esiste sì una vaga nozione di bellezza interiore, ma conduce solo a misere aporie: se è davvero interiore questa bellezza, non la si vede, e non serve a nulla; e se la si vede, allora è in parte esteriore e ci chiediamo perché qualificarla come interiore. La mia bellezza sei tu che me la fai vedere, e io ti faccio vedere la tua, i nostri volti l’uno verso l’altro ci rivelano a noi stessi. Senza incontrarti, come potrei incontrare me stesso? Come potrei perfino vedermi? Come potrei mai sapere che sono qui?

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Se dovessi ...

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Se dovessi... vorrei prendere le cose non troppo sul serio. Mi spiego: che un vescovo non prenda sul serio i suoi doveri pastorali è cosa inconcepibile. Ma può accadere a un vescovo, a un parroco, a un prete o non prete investito comunque di responsabilità, di prendere le cose troppo sul serio.

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Lettori, uditori, interpreti, discepoli

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La lettura pubblica di un testo nominatamente tratto da un libro santo, e annunciata come tale, nel corso di un’assemblea liturgica, è una scena rituale. La proclamazione a viva voce si fa significativa tanto per il suo protocollo, quanto per il suo contenuto o il suo discorso, a fortiori per ciò che si potrebbe ritenere la semplice comunicazione di un’informazione.

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Resurrezione: l'immagine di Dio in noi

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Dio, nel suo amore, ha sempre avuto un unico progetto per l’uomo, un progetto di vita beata. Creandolo a sua immagine, lo destinava all’immortalità, cioè alla partecipazione della sua vita eterna: così l’avevano compreso i padri della chiesa.

Tuttavia, nato dalla terra, l’uomo era sottomesso alla morte che assoggetta tutto ciò che comincia a essere; egli non poteva entrare in Dio se non a condizione di rinascere dall’alto (cf. Gv 3,3), se l’accettava liberamente. Come ci ha creati tutti in Cristo, per mezzo di lui e in vista di lui (cf. Col 1,16), così Dio ha deciso da sempre di strapparci alla morte e di aprirci un accesso fino a lui attraverso la resurrezione di Cristo, di cui aveva previsto che la perfetta obbedienza al suo disegno di amore avrebbe effuso la sua grazia sulla moltitudine degli uomini (cf. Rm 5,15.19).

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La morte: un luogo per l'amore

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“Gesù disse: ‘È compiuto!’” (Gv 19,30). Quello che i capi dei giudei avevano in mente da settimane è stato perpetrato: Gesù è morto con la complicità dell’occupante romano, per una parvenza di legalità; di fatto, freddamente assassinato. E “loro” si sentono sollevati. Con questa morte si volta pagina, definitivamente. Non è forse l’esito normale del processo che quel disgraziato stesso aveva imprudentemente innescato? Assassinio politico, come avevano suggerito alle orecchie compiacenti di Pilato (“Non abbiamo altro re che Cesare”: Gv 19,15), mentre per i giudei si tratta piuttosto di un omicidio religioso, la giusta punizione per una bestemmia: “Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio” (Gv 19,7).

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